di MARIO COLALILLO

MUGNANO DI NAPOLI. Il calcio dispensa ogni domenica una lezione. Tutto sta a comprenderne il significato. L’Arzanese ha dimostrato di aver tratto insegnamenti e nuove motivazioni dalle cinque sberle di Aprilia. Ora tocca al Campobasso riflettere una volta deglutita la prova imbarazzante del Vallefuoco. Certo, questi stessi undici vestiti di rossoblù non erano fenomeni la domenica precedente e non sono brocchi ora, come da ritornello ripetuto da ogni singolo calciatore transitato per la sala stampa a fine gara. Ma l’errore più grave sarebbe fingere che non sia accaduto nulla. Il risultato parla chiaro. E quell’inutile espulsione rimediata da Di Bartolomeo a un palmo dal triplice fischio certifica un pomeriggio da incubo.
Incipit sbagliato – Episodi ed errori indivuali hanno segnato la sfida, e questo al Campobasso va riconosciuto. Ma non può essere l’unica spiegazione possibile. Non si può ridurre tutto a domandarsi cosa sarebbe accaduto se Sciarra avesse griffato un pareggio più semplice da insaccare che da ciccare. La differenza si è vista già nell’approccio. “Attenti al Lupo”, hanno scritto dall’ufficio stampa dell’Arzanese sulla copertina di un periodico a colori che ha debuttato ieri come gli ultimi arrivati Maschio e Lacarra. I campani hanno prestato la massima attenzione, il Campobasso no. E questo nonostante le indicazioni di mister Imbimbo avessero messo in guardia la squadra dalla voglia di rivalsa dei biancocelesti allenati da Rogazzo. Suggerimenti caduti nel vuoto.
Coscienza delle lacune – Nel corso della settimana Imbimbo aveva lasciato intendere di voler concedere un turno di riposo a Esposito, frastornato dall’hinterreggino Khoris e ancor più a rischio con un dirimpettaio come Sandomenico. Il forfait di Modica e, in ogni caso, l’assenza di un altro classe 1992 pronto hanno indotto l’allenatore a riproporre lo stesso disegno tattico dell’ultimo secondo tempo. La scellerata prova di Di Bartolomeo, subentrato al posto di Sciarra, ha dimostrato che alternative pronte – Mannoni a parte, ma non si può certo rinunciare a D’Allocco – oggi non esistono.
Avvio da incubo – L’Arzanese non ha avuto problemi a palesarsi tutt’altro che debilitata da Aprilia. A Riccio bastano 33 secondi per scoccare la prima freccia verso il bersaglio Cattenari. Il Lupo fatica a trovare le misure. Esposito si sente sotto osservazione e risponde con un paio di chiusure incoraggianti. La sofferenza è però estesa all’intero clan rossoblù. Al 12′ Esposito concede a Sandomenico quel mezzo metro sufficiente ad aprire una falla sulla destra. Il cross è perfetto e aggira l’area. Cattenari e Di Libero non intervengono, ma in realtà è l’intera difesa che gioca alle belle statuine. Il movimento di Fragiello sul secondo palo è da altri palcoscenici. Il capitano dei campani attende il pallone che spiove e lo scarica alle spalle di Cattenari.
Reazione? Manco a parlarne, almeno per il momento. Tarascio va al destro da fuori, Cattenari trova il riflesso per alzare in angolo. Per mezz’ora il Campobasso si vede unicamente con un tiro di Sciarra che viene menzionato soltanto perché non c’è niente di meglio da trascrivere sul taccuino.
Sliding doors – Porte che si aprono, porte che si chiudono. E porte che diventano piccole all’improvviso, o almeno questa è la sensazione che percepisce Daniele Sciarra quando, da cinque metri, scaraventa alle stelle un servizio al bacio di Konate dalla destra. Il colpo sbilanciato alle stelle è un gesto ingeneroso che vanifica il lavoro del compagno. L’Arzanese si era già rassegnata al pari, il Campobasso ha avuto conferma di come non fosse proprio giornata. A dire la verità Sciarra non vede la parte interna dei pali nemmeno a ridosso dell’intervallo, ma l’errore appare veniale se sovrapposto a quello precedente.
Copione immutato – L’assalto del Campobasso a inizio ripresa è un fuoco di paglia. Al primo giro di lancette Rais trova l’inserimento, ma Forgione allarga a dismisura il compasso da posizione favorevole. C’è qualche lampo d’orgoglio, visto pure il finale di primo tempo in crescendo. Ma all’Arzanese va tutto bene. Rogazzo intuisce che Esposito ha preso il tempo a Sandomenico e dirotta il suo fantasista a rovinare anche la domenica di Di Libero. Il classe 1990 si sposta e punta l’altro terzino. Funari va in sovrapposizione e indirizza il pallone al centro. Il cuoio sembra ingabbiato in un flipper e schizza impazzito sul braccio di Minadeo. Colarossi è lì, a due passi e indica il dischetto. Calcio di rigore. Sandomenico battezza il palo alla destra di Cattenari e preme il grilletto in maniera forte e decisa. Il portiere del Campobasso intuisce ma non ci arriva.
Titoli di coda – L’Arzanese non ha pietà, proprio come l’Aprilia le ha indottrinato alla prima giornata. Sandomenico strappa ancora applausi con una deliziosa traiettoria a girare che Cattenari riesce a schiaffeggiare in corner. Nella pressione campana c’è un timido break rossoblù. Morante resta a secco in una partita ufficiale come non era mai accaduto in questo scorcio inaugurale di stagione. Una corta respinta della retroguardia napoletana viene tramutata in un assist. Il bomber molisano trova l’assalto al volo, ma alza il mirino quel tanto che è sufficiente a dispensare dal lavoro Fiory. Dalla possibile riapertura al colpo di grazia: Figliolia, appena entrato, raccoglie un invito da fondo campo, si gira con il mancino e toglie una ragnatela dall’incrocio presidiato da Cattenari, senza colpe in questa circostanza.
Finale pleonastico – Il Campobasso aveva puntato poco prima sugli esordienti Perra e Di Bartolomeo, ma la partita è stata appena dopo catalogata come compromessa. Di Bartolomeo, però, ha complicato la propria posizione facendosi espellere per un inutile insulto all’assistente Agostini dopo un fallo a suo dire non rilevato, diventando protagonista in negativo in un di partita che ha visto l’Arzanese cercare di dilagare approfittando di un Campobasso ormai sfilacciato. Cattenari ha vinto l’ultimo duello in uscita con Sandomenico a tempo scaduto, ma si è aggiudicato solo una battaglia, forse quella più inutile. La guerra l’ha vinta l’Arzanese. Il Campobasso memorizzi questi termini bellicosi e assimili la lezione: domenica il Poggibonsi non dovrà proprio mettere piede sull’erba spelacchiata di Selvapiana. L’Arzanese ha spiegato la propria teoria per far diventare una sconfitta salutare. Basta studiare gli appunti e farsi trovare con il coltello tra i denti al prossimo suono di campanella. Per i compiti a casa c’è una settimana di tempo.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.