Il loro incarico, rispettivamente di presidente del Cda e amministratore, di Funivie Molise fu revocato a ottobre 2013, nel primo periodo di amministrazione Frattura. Erano stati nominati, non molti mesi prima, su indicazione dell’ex presidente della Regione Iorio.
Giuseppe Pisani ed Elisa Scasserra si erano rivolti al tribunale civile di Campobasso, impugnando la delibera che determinò il loro siluramento e chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Il collegio presieduto da Laura Scarlatelli ha deciso che, invece, la revoca era fondata. Ha respinto la loro domanda e li ha condannati a pagare le spese processuali liquidate per ciascuna delle due società (la causa era contro Funivie e Sviluppo Montagna molisana) in 4.500 euro.
Ai magistrati Pisani e Scasserra hanno rappresentato le loro ragioni sostenendo di aver ben adempiuto ai propri compiti, che il fatto che la stagione sciistica a Capracotta non fosse stata aperta e le altre difficoltà inerenti Campitello (Funivie era nata per rilanciare entrambi gli impianti) è da addebitare alla mancanza di fondi e ad altre cause, ma non a loro incapacità. Scasserra ha anche aggiunto che dall’insediamento del presidente Frattura era iniziata nei suoi confronti un’attività di denigrazione che aveva portato alla revoca del suo incarico per incompetenza gestionale. Amministratore fu poi nominato Mario Caruso, che si dimise pochi mesi dopo. Al suo posto arrivò Franco Mancini, che però dovette fare i conti con il grave buco di bilancio che era venuto fuori. Ora per Funivie è stata avviata l’exit strategy con il fitto ad un privato.
Funivie Molise, difesa dall’avvocato Gianluca Pescolla, e Sviluppo Montagna molisana (socio unico di Funivie e a sua volta partecipata della Regione), assistita dall’avvocato Andrea Latessa, hanno invece sostenuto la regolarità degli atti adottati. E il tribunale ha dato ragione alle due società (per Sviluppo Montagna ha accolto anche l’eccezione di difetto di legittimazione, la revoca è stata deliberata da Funivie). È un fatto, stabilisce il verdetto, che la stagione di Capracotta non sia stata aperta nel 2013, è un fatto che in quell’anno non furono avviate le attività estive a Campitello. È un fatto che le due stazioni affidate alla gestione di Funivie fossero in difficoltà, a fronte di questa difficoltà – scrive il tribunale – la condotta degli allora vertici della società è apparsa alquanto lassista, al di là delle comunicazioni alla Regione e al socio unico (peraltro per avere indicazioni su cosa fare), non emergono iniziative che mirassero a trovare soluzioni. E questo, fissano i giudici, è proprio il ruolo che ricoprivano «e per il quale sono stati pagati».

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