Provenzano dà speranza al “Caracciolo”. Potrebbe essere questo il titolo della cronaca della giornata di ieri che ha visto il ministro per il Sud far visita all’ospedale “Caracciolo” di Agnone. Giuseppe Provenzano è giunto in alto Molise scortato dall’agnonese Caterina Cerroni e ha voluto toccare con mano la situazione dell’ospedale di Agnone. Il ministro ha incontrato medici e personale, si è soffermato a parlare con i sindaci, molti abruzzesi e pochi molisani, e ha poi pronunciato parole che davvero danno o forse ridanno speranza agli agnonesi. Il gioco di parole è con il cognome del ministro della Salute, Speranza appunto. Con lui ci sarà, nelle prossime settimane, un incontro istituzionale per salvare, questa volta pare sul serio, l’ospedale cittadino. Incontro al quale parteciperanno i vari attori istituzionali e della società civile che ruotano attorno alla “vertenza” ospedale di Agnone.
«Non tutto si può misurare con il metro della demografia e se vogliamo combattere lo spopolamento non possiamo farlo a parole. – ha esordito il ministro Provenzano in ospedale -. In legge di Bilancio abbiamo infatti inserito un fondo per le infrastrutture sociali che segue, per la prima volta nella storia, un criterio inverso rispetto a quello della popolazione: cioè le risorse devono andare prima ai piccoli e medi centri che sono rimasti esclusi e indietro, proprio per riequilibrare le sorti di interi territori altrimenti penalizzati e destinati a morire». Parole di buonsenso, quasi scontate, che tuttavia hanno rassicurato e ridato speranza, appunto, ai medici, al personale paramedico e ai sindaci convenuti.
«Ho trovato un presidio sanitario che serviva un’area interna e disagiata non solo del Molise, ma anche del vicino Abruzzo che è ora in uno stato di progressivo ed evidente abbandono – ha ripreso il ministro -. Io voglio dirlo con chiarezza: questo è il Governo che punta sulla sanità pubblica, che ha dopo decenni stanziato risorse da investire sulla sanità pubblica. È essenziale capire che il soddisfacimento del diritto alla salute è una delle condizioni principali per scegliere se restare in un territorio oppure andare via per sempre – ha aggiunto Provenzano -. E siccome noi diciamo che l’emergenza di questo paese non è l’immigrazione, ma l’emigrazione, che si traduce nel fenomeno dello spopolamento in queste specifiche realtà, in cima alle priorità del Governo ci deve essere proprio la tutelare dei presidi sanitari che svolgono questo servizio fondamentale in zone periferiche e disagiate come l’Alto Molise. Questo bisogna farlo nell’ambito della strategia nazionale per le aree interne, ma anche con la collaborazione degli altri ministeri competenti, e quindi con il ministro Speranza. Io sono il ministro che si occupa proprio di ricucire queste aree interne che sono isolate sul piano delle infrastrutture sia viarie che sociali. L’isolamento bisogna spezzarlo così: ricostruendo le arterie di collegamento materiali, strade e altre infrastrutture e soprattutto provando a salvaguardare presidi sanitari come questo di Agnone. A breve il ministro Speranza incontrerà una delegazione di cittadini di Agnone e una rappresentanza di persone che si stanno battendo per questo territorio, ma in generale, voglio ribadirlo, il nostro obiettivo è di rafforzare la sanità pubblica, perché abbiamo la necessità di garantire quelle prestazioni sociali che i cittadini ci chiedono.
La natura di un ospedale non si misura solo dai posti letto, ma dalla qualità dei servizi erogati ai cittadini. Questo è esattamente quello che vogliamo fare con la strategia nazionale per le aree interne e con il piano per il Sud. Nelle aree interno non abbiamo alternative a cercare di assicurare a strutture sanitarie che hanno necessariamente dimensioni ridotte un’altissima qualità di servizi e prestazioni. Con il piano per il Sud sono previsti investimenti e misure di ammodernamento, investimenti nelle tecnologie più avanzate. Serve una politica strutturale di investimento nella sanità pubblica, – ha precisato il ministro – da perseguire insieme alle Regioni per quanto di loro competenza. Se non hai la sicurezza e la certezza sociale di avere almeno un pronto soccorso che arriva in tempi rapidi la scelta di andarsene spesso diventa obbligata. L’isolamento e lo spopolamento si scongiurano anche così, assicurando servizi sul territorio, sanità, scuole, trasporto pubblico. Ma abbiamo anche bisogno di pensare a forme di investimento produttivo, di insediamento di realtà artigianali e commerciali in quelle aree che, ripeto, sono presidi sociali, e in legge di bilancio abbiamo stanziato 90 milioni di euro da investire proprio in queste zone interne e montane. Inoltre abbiamo inserito un fondo per le infrastrutture sociali che segue per la prima volta un criterio inverso rispetto a quello della popolazione: cioè le risorse devono andare prima ai piccoli e medi centri che sono rimasti esclusi e indietro. Sono qui in Molise proprio per vedere tutto quello che c’è da vedere, per rendermi conto di cosa occorre a questi territori. Il tempo è un fattore decisivo, dobbiamo agire con urgenza senza perdere la prospettiva di lungo periodo. Dobbiamo ridare speranza a queste realtà periferiche e marginali». Subito dopo la visita in ospedale il ministro, scortato dai locali del Pd, ha fatto visita alla Pontificia fonderia Marinelli e dopo la pausa pranzo si è trasferito a Capracotta per il convegno a tema sul rilancio delle aree interne.

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