«Ho letto e riletto le dichiarazioni del vicesindaco di Campobasso, GioseTrivisonno, a margine della discussione riguardante il rendiconto, in merito alla mia vicenda politica e alla conseguente decisione di sfiduciare la sindaca Marialuisa Forte.
Trivisonno afferma che la mia è una scelta che non ha compreso. Ad essere sinceri sono io a non comprendere l’atteggiamento suo e di altri esponenti della maggioranza, i quali, nel momento in cui si è presentata la possibilità concreta di agire per la città, attraverso idee e programmazione, scelgono invece di bocciare il documento che ho proposto».
A parlare è Liberio Lopriore, il consigliere comunale di Campobasso che nelle scorse settimane ha preso le distanze dalla giunta Forte e che recentemente ha presentato un “ordine del giorno” con molti punti a favore della città ma che non è stato tenuto in considerazione dall’attuale governance.
«Una cosa tuttavia Trivisonno – continua Liberio Lopriore – l’ha detta correttamente: la mia azione non è stata condivisa. Ma sarebbe più giusto dire che non si è voluta condividere.
La parola condivisione, tanto utilizzata negli slogan elettorali, nelle interviste e nei comunicati stampa, nel momento in cui dovrebbe tradursi in azione concreta e pragmatica, sembra non trovare spazio in determinati contesti politici. Perché ciò che emerge con chiarezza è un atteggiamento di chiusura.
Nel momento in cui si è presentata l’occasione di imprimere una svolta amministrativa – con proposte concrete, articolate e perfettamente in linea con le esigenze della città – la risposta è stata un secco diniego. Nessun confronto, nessuna apertura, nessun tentativo di costruire.
E dunque la “condivisione”, parola ormai abusata, si conferma per quello che spesso è: uno slogan vuoto. Quando si tratta di trasformarla in metodo di governo, svanisce. E non è un dettaglio: è il sintomo di un modo di amministrare autoreferenziale, incapace di ascoltare e, soprattutto, di correggere la rotta.
Eppure quel documento, l’ordine del giorno presentato dal sottoscritto, è stato respinto senza appello: un solo voto favorevole, quello del proponente, l’astensione di Lega e Civici e il resto dell’Aula compatto nel dire “no”. Un esito che pesa soprattutto alla luce dei contenuti sul tavolo.
Non si trattava di formulazioni astratte ma di interventi concreti: dalla riqualificazione dell’Axum Molinari Stadium, infrastruttura strategica per la città, al rilancio del centro storico – e alla contestuale adozione di misure contro la desertificazione commerciale –; dalla messa in sicurezza della rete viaria ad una revisione più equa della fiscalità locale fino al rafforzamento dei servizi per l’infanzia e ad una maggiore attenzione alle periferie.
Temi centrali, reali, urgenti. Eppure ignorati.È qui che la distanza tra narrazione politica e realtà amministrativa diventa evidente. Perché respingere in blocco proposte di questo tipo senza nemmeno aprire un confronto significa assumersi la responsabilità di un immobilismo che la città non merita».
Da questa frattura nasce una posizione politica chiara: la sfiducia. «Ribadisco la mia totale sfiducia alla sindaca Forte – aggiunge Lopriore – e mi auguro che questo ennesimo episodio apra finalmente una riflessione che, adesso, non può più essere rimandata. Perché il rischio non è più solo quello di una crisi politica ma di una paralisi amministrativa che finisce per colpire direttamente i cittadini.
E la disponibilità – chiosa Lopriore – è già sul tavolo: votare immediatamente la sfiducia alla giunta. Il resto dipenderà da chi, finora, ha scelto di non vedere».
ppm

























