Si apre una settimana decisiva per l’inchiesta sul duplice omicidio volontario per avvelenamento da ricina che, tra il 27 e il 28 dicembre scorso, è costato la vita ad Antonella Di Ielsi, 50 anni, e alla figlia Sara, di appena 15 anni, entrambe decedute all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
Le indagini della Squadra Mobile del capoluogo, coordinate dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, continuano a concentrarsi sull’ambiente familiare. Nelle ultime settimane il cerchio si sarebbe stretto attorno a due donne appartenenti alla famiglia, mentre gli investigatori proseguono nell’ascolto di persone vicine alle vittime per ricostruire ogni dettaglio delle ore precedenti al ricovero.
Tra le persone sentite negli ultimi giorni c’è anche don Stefano, parroco della comunità di Pietracatella che ha celebrato i funerali di madre e figlia, considerato una figura chiave nell’inchiesta. Il sacerdote sarebbe infatti una delle ultime persone con cui Antonella Di Ielsi avrebbe parlato la mattina del 25 dicembre, poche ore dopo i primi malori accusati da Sara.
Secondo quanto emerso, Antonella si sarebbe recata in chiesa proprio nel giorno di Natale senza la 15enne. Alla domanda del parroco su dove fosse Sara, la donna avrebbe spiegato che la ragazza era rimasta a casa con problemi intestinali. Don Stefano, conoscendo bene la famiglia e in particolare la giovane, che partecipava anche alle iniziative organizzate dalla parrocchia, avrebbe invitato la donna a recarsi subito in ospedale. Solo nella tarda serata del 25 dicembre, intorno alle 22, madre e figlia si sono recate al pronto soccorso accompagnate da Gianni Di Vita.
Giovedì scorso il sacerdote è stato ascoltato per circa tre ore dagli uomini della Mobile, impegnati a ricostruire nel dettaglio la cronologia degli eventi e i contatti avuti da Antonella nelle ore precedenti al peggioramento delle condizioni cliniche.
Un altro passaggio ritenuto particolarmente importante riguarda invece le flebo somministrate a domicilio a madre e figlia. Come già emerso nelle scorse settimane, infatti, un infermiere amico della famiglia si è recato nell’abitazione dei Di Vita, a Pietracatella, per praticare due infusioni finalizzate all’idratazione delle pazienti tra una dimissione e l’altra dall’ospedale.
Il professionista sanitario sarà ascoltato questo pomeriggio alle 16 dagli investigatori della Squadra Mobile, alla presenza anche degli avvocati Pietro Terminiello e Graziella De Rio, legali di uno dei medici indagati nell’ambito dell’inchiesta.
«Avevamo già invitato l’infermiere in sede di indagini difensive – ha spiegato l’avvocato Terminiello – perché avevamo una serie di circostanze e fatti da approfondire. Non avendo aderito all’invito, abbiamo chiesto al procuratore capo di poterlo ascoltare tramite gli organi inquirenti».
Il legale sottolinea come, a suo avviso, le tempistiche tra la cena del 23 dicembre – considerata inizialmente possibile momento della contaminazione – e i decessi avvenuti il 27 e 28 dicembre lascerebbero aperti diversi interrogativi investigativi.
«Per la quantità di ricina rinvenuta – aggiunge – ci sembra poco congruente il tempo trascorso prima del decesso. Le fonti di contaminazione potrebbero quindi essere ulteriori rispetto al cibo. Riteniamo possibile che la ricina possa essere entrata nell’ambiente domestico attraverso altre vie».
Da qui la necessità, secondo la difesa, di chiarire nel dettaglio anche le modalità di somministrazione delle flebo: verificare se fossero sigillate, chi fosse presente in casa e come siano state utilizzate.
Nel frattempo gli investigatori si preparano a un nuovo sopralluogo nell’abitazione della famiglia Di Vita, in via Risorgimento a Pietracatella. Sul posto sono attesi specialisti e squadre tecniche provenienti anche da fuori regione per effettuare una ricerca approfondita della sostanza tossica che ha provocato la morte di Antonella e Sara.
Attesa nelle prossime ore anche una nuova audizione di Gianni Di Vita e di Laura, la cugina molto vicina alla famiglia e considerata un’altra figura centrale per la ricostruzione dell’intera vicenda. ppm





















