Anche se per il Comune di Campobasso la partita è praticamente chiusa perché il Consiglio ha aderito, il dibattito sull’Egam è ancora aperto. La questione è politica, ma le preoccupazioni sono soprattutto legate al futuro della gestione del servizio idrico e quindi alla paventata possibilità della privatizzazione. Sul tema, affinché non si affollino più dubbi, intervengono la segreteria regionale di Democrazia popolare, unitamente ai consiglieri comunali Pilone e Cancellario, interviene motivando la scelta di voto contrario, sulla proposta di delibera del consiglio comunale, ribadendo con forza le perplessità e i pericoli connessi all’adesione del Comune di Campobasso all’Ente di Governo dell’ambito del Molise.
“Il comune capoluogo lo scorso 2 settembre 2015 – spiegano i consiglieri Pilone e Cancellario – si è ritrovato ad approvare un atto che impegnava l’Ente stesso ad aderire all’Egam. Il gruppo di Democrazia popolare ha depositato presso la Presidenza del Consiglio un ordine del giorno per chiedere la revoca della proposta di delibera consiliare e l’immediata impugnativa da parte del sindaco degli atti amministrativi istitutivi dell’Egam, al fine di scongiurare il pericolo di una possibile privatizzazione della filiera idrica”. Ma i rappresentanti di Democrazia popolare avanzano dubbi di legittimità sia sugli atti deliberativi regionali che comunali. “Sia l’istituzione dell’Egam, che l’esclusione dei servizi idrici attualmente gestiti dall’A.S.R ‘Molise Acque’, potrebbero risultare nulli – spiegano – per violazione di legge. Ed infatti ogni qualsivoglia azienda, ente, società, etc. regionale, secondo i principi costituzionali, viene istituita con legge regionale. La promulgazione delle leggi regionali è di esclusiva competenza del Consiglio regionale, su proposta di legge approvata dalla giunta. Ad oggi dunque non c’è alcuna legge istitutiva dell’Egam, in quanto la deliberazione di giunta regionale n. 285/2015 inquadra amministrativamente solo ed esclusivamente l’approvazione di una proposta di legge e giammai l’istituzione diretta dell’Egam. Inoltre il servizio idrico integrato, così come la legge lo definisce, non può essere smembrato in servizi parziali, ne tantomeno è possibile l’affidamento di servizi parziali a gestori diversi, considerato che il gestore deve, per legge, essere unico. In particolare la Regione dovrebbe affidare all’Azienda Speciale Regionale ‘Molise Acque’ la gestione dell’intero sistema idrico integrato oppure sottrarre alla gestione dell’azienda Speciale Regionale ‘Molise Acque’ il sistema di captazione e di adduzione regionale, affidandolo ovviamente al gestore unico. Pertanto un non rispetto delle norme dello statuto regionale nonché di quelle nazionali potrebbe appalesare anche profili di nullità della proposta di delibera approvata in Consiglio”. Precisazioni arrivano anche sulle ‘giustificazioni’ fornite dal sindaco. “Non possono trovare accoglimento – aggiungono – le dichiarazioni del sindaco Battista circa la necessità di aderire all’Egam per rivendicare un ruolo di rilievo come comune capoluogo all’interno del neo costituito Ente. Ed infatti l’art. 8 del disciplinare di organizzazione dell’Ente di Governo dell’ambito del Molise per il servizio idrico integrato espressamente recita: ‘Il direttore dell’Ente è l’organo di amministrazione dell’Egam ed è nominato dal Comitato d’Ambito, d’intesa con il presidente della giunta regionale’ il che significa che il vertice dell’Ente dovrà seguire le indicazioni politiche impartitegli. Inoltre l’art. 9 dello stesso disciplinare provvede ad elencare, tra le altre, le funzioni del direttore dell’Egam tra cui a) l’affidamento del servizio, b) alla gestione della convenzione per l’affidamento del servizio; etc…..il che equivale a dire che il direttore dell’Egam (il presidente pro tempore della Giunta) avrà la titolarità e la più ampia discrezionalità nell’affidamento del servizio idrico potendo arrivare ad affidare lo stesso ad una qualsivoglia società attuando di fatto una strategia per una quasi certa privatizzazione. Lo stesso articolo 9 al comma 4 prevede che l’unico potere che ha il presidente del Comitato d’Ambito, come rappresentante legale, è quello di stipulare il contratto del direttore, il che equivale a dire che se anche il sindaco del capoluogo di regione fosse indicato quale presidente del costituendo Ente, non avrebbe alcuna autonomia decisionale e gestionale del servizio, in quanto tutti i poteri sarebbero affidati al direttore (ovvero al presidente della giunta)”. “Il Governo centrale – concludono – ha chiesto alle Regioni, imponendo una scadenza, di individuare un gestore unico per il servizio idrico integrato; la Regione Molise, al fine di garantire una gestione pubblica del servizio, a tutti i cittadini molisani e a tutti gli enti locali coinvolti, dovrebbe, in quanto ancora in tempo utile, trasformare Molise Acque in Società in house definendo così un gestore unico pubblico evitando così di creare, inutili e non richiesti, duplicati di Enti che potrebbero portare alla svendita del bene acqua con aggravi economici di costi sia in capo ai cittadini che alle amministrazioni molisane. Democrazia popolare si rende disponibile, sin da ora, ad affiancare ogni iniziativa utile a tutelare con forza il bene prezioso che è quello dell’acqua, ritenendolo patrimonio inalienabile della Regione Molise”.

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