Il cimitero di Francavilla al Mare adesso è interamente sotto sequestro. Sul cancello i sigilli, un lungo nastro rosso impedisce l’accesso all’area e riguarda anche il cantiere, il corpo del reato: il provvedimento disposto dalla Procura della Repubblica di Chieti nelle scorse ore – come spiegato dalla sindaca Luisa Russo – consentirà di eseguire una pluralità di accertamenti.
Quattro gli indagati, due le società sulle quali sono in corso accertamenti per responsabilità amministrativa.
Sotto inchiesta il legale rappresentante della Cimitero San Franco srl, il 56enne Franco Antonio De Francesco già raggiunto da un primo avviso di garanzia; un suo dipendente di Francavilla al Mare, Carlo Sbaraglia, anche lui 56enne; il funzionario del Comune e responsabile unico del procedimento Maurizio Basile, 54 anni di Chieti, e il direttore dei lavori di ampliamento nonché presidente del Consiglio comunale di Chieti Luigi Febo, candidato sindaco per il centrosinistra alle scorse elezioni e coinvolto nella sua veste professionale di architetto.
Le società sulle quali sono in corso gli accertamenti sono la De Francesco Costruzioni e la Cimitero San Franco srl alle quali la Procura contesta la responsabilità amministrativa.
Le ipotesi di reato formulate dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani – come riporta la totalità dei quotidiani abruzzesi – sono per tutti gestione o realizzazione di discarica non autorizzata, soppressione di cadavere e frode nelle pubbliche forniture.
Alcune aree del cimitero, come Primo Piano ha riportato nei giorni scorsi, sono state sequestrate il 10 luglio: dagli scavi sarebbero emersi resti e parti di bare, ma anche parti di cadaveri provenienti da tombe che non è stato possibile identificare. E dagli scavi sarebbero riaffiorate anche due targhe di bare – come riporta il collega de Il Messaggero, Alfredo D’Alessandro nella sua ricostruzione dettagliata -: una corrispondente ad una donna che però non risulterebbe nel registro delle estumulazioni e l’altra ad un uomo che risulta invece cremato, messo in un’urna e collocato all’intero di un loculo intestato ad un congiunto. Altri residui di bare sarebbero spuntati da un pozzo di raccolta delle acque piovane. Inoltre, sarebbero stati interrati nell’area di ampliamento anche rifiuti edili. Particolare questo che emergerebbe, come riporta D’Alessandro su Il Messaggero nella sua edizione abruzzese, da un esposto anonimo corredato da foto, giunto ai carabinieri il 14 luglio scorso. E il legame con il Molise ritorna prepotente: non solo perché nell’inchiesta sono indagati l’azienda De Francesco Costruzioni (per responsabilità amministrativa) e il legale rappresentante della Cimitero San Franco srl, l’imprenditore di Castelpetroso, ma anche per un collegamento – ovviamente ancora tutto da verificare e provare – con San Giuliano di Puglia. Come riporta sempre il quotidiano romano, i carabinieri, il 14 luglio, hanno interrogato un uomo che sei anni fa – precisamente il 2 febbraio del 2017 – aveva segnalato al Comune di Francavilla al Mare di aver avuto informazioni su interramenti di rifiuti speciali nell’area del nuovo lotto e successivamente di aver assistito, personalmente, allo scarico di macerie provenienti dal crollo della scuola elementare di San Giuliano di Puglia. «La situazione complessiva dell’intera area cimiteriale – si legge nel decreto di sequestro – appare seriamente compromessa da attività illegali e appare necessario, anche rispetto all’attività di soppressione delle salme, eseguire accertamenti su più parti». Sempre stando al decreto «la libera disponibilità all’accesso collettivo potrebbe compromettere definitivamente l’attività di verifica che deve essere compiuta anche per appurare a pieno le condotte illecite consumate». Possono essere eseguite quindi «le sole tumulazioni che verranno dall’amministrazione comunale comunicate al custode, il quale assicurerà l’accesso della salma per il percorso più breve con la sola presenza degli stretti congiunti».

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