Comitato Molisanità L 113 rinvigorito nella sua attività a salvaguardia del Punto nascita di Termoli con l’incarico di primario facente funzioni assegnato al dottor Saverio Flocco. Nato sotto le insegne del comitato “Voglio nascere a Termoli”, che ha poi mutato “brand”, le fondatrici Cinzia Ferrante e Debora Staniscia hanno riproposto il progetto “Almerita Iannone”, all’epoca coinvolse il dottor Giuseppe Pranzitelli, l’operatrice materno-infantile Alessandra Di Ioia e la psicologa Lussiana Difino, progetto che prende il nome da un’ostetrica del consultorio termolese prematuramente scomparsa nel 2017, dopo una vita spesa con passione per la cura di madre e feto/bambino. Obiettivo implementare e offrire un Punto nascita che faccia la differenza sul territorio, in termini di proposte e contenuti rivolte agli utenti in linea con le recenti linee guida e gli standard europei ed internazionali (Oms/Who; Nice; Unicef). Questo favorendo un’integrazione tra operatori e reparti, nell’ottica di una comunicazione interpersonale e in direzione dell’utente maggiormente empatica ed efficace. Accendere i riflettori sui servizi già in essere all’interno della struttura (partoanalgesia non farmacologia; ambulatorio ostetrico-ginecologico; Chirurgia e Day Surgery; ostetricia) e su tutti quelli potenzialmente attivabili attraverso l’accesso a fondi già stanziati, e formazione obbligatoria. Sensibilizzare il territorio (mediante attività di risorse già attive e sol da implementare in termini di risorse umane e progettualità quali reparto e consultorio) in termini di cultura della buona nascita. Il progetto, teso al rilancio del PN del nosocomio termolese e al recupero della mobilità passiva, prevede vari step, adottabili e/o modulabili anche singolarmente, tra i quali: 1) Corso di aggiornamento sull’Allattamento OMS UNICEF, tenuto secondo le più recenti linee guida (con o senza rilascio di crediti ECM), da estendere a tutte le figure sanitarie coinvolte nei reparti materno-infantili e pediatrici operanti presso il San Timoteo di Termoli e da effettuarsi in più edizioni, per permettere a tutte le risorse coinvolte di partecipare. 2) Ristrutturazione del Punto nascita attraverso la creazione (attualmente, e seppur in modo limitato rispetto alla seguente proposta, attuabile con poche e semplici modifiche sulla struttura preesistente) di un blocco parto con: spostamento e unificazione delle sale parto su di un unico piano (quello del reparto) evitando difficoltà logistiche di sorta quali la necessità di prendere ascensori e di percorrere lunghi corridoi (passanti dietro il “percorso dello sporco” di 6 sale operatorie), con il rischio non trascurabile di partorire lungo il tragitto; unificazione di sala travaglio e sala parto in modo da permettere alla donna di usufruire di uno spazio unico e maggiormente intimo con la possibilità di ingresso in stanza di fino a 2 caregivers (marito, madre, sorella o altro parente + ostetrica o doula di riferimento); dotazione di una vasca per il parto in acqua; dotazione di una sala operatoria dedicata al taglio cesareo (preferibilmente sullo stesso piano); unificazione dei reparti nido e maternità; sollecitazione alla pubblicazione di bandi di concorso per assumere un primario che determini attrattività sia per le pazienti che per nuovi (giovani) ginecologi, ostetriche e infermieri; sollecitazione all’attivazione di protocolli e percorsi Stem/Stan in accordo con il centro hub di Campobasso; sollecitazione (tramite aggiornamenti continui e confronti professionali e dichiarazione di impegno da parte del personale ginecologico-ostetrico) di abbassare la percentuale dei parti cesarei; vero e proprio rilancio pubblicitario del Punto nascita, a mezzo social/media. 3) Analisi Organizzativa e Ricerca-intervento, con l’intento di esplorare il rapporto tra ospedale e territorio nei processi di cura e assistenza per l’accrescimento della qualità del servizio reso all’utenza La proposta formativa si distribuirà su 4 giornate all’interno delle quali gli operatori lavoreranno in compresenza e squadra, in forma teorica e pratica, attraverso lezioni magistrali, esercitazioni pratiche, confronto, sulle seguenti macroaree: approfondimento e apprendimento delle linee guida Oms Unicef in tema allattamento; umanizzazione della nascita e comunicazione empatica; team building che prevede la strutturazione di training sulla comunicazione, sul problem-solving, sul decision-making, per acquisire, mantenere e rinforzare skills di tipo cognitivo e sociale che consentano di gestire lo stress, gestire le emozioni al fine di relazionarsi in modo efficace. Gli attori interessati sono ginecologi/e, ostetriche, puericultrici/ori, pediatri, infermieri per i quali si prospetta il seguente percorso formativo: Corso Oms Unicef “allattamento al seno per operatori della salute”. Il latte materno è il miglior alimento possibile, per un neonato. Tutti i bambini traggono benefici dall’allattamento al seno, perché il latte materno contiene i nutrienti necessari affinché il neonato goda di buona salute e cresca bene. Il latte materno è un alimento perfetto, incomparabile rispetto a qualsiasi prodotto artificiale, per la nutrizione di un bambino nei primi mesi di vita. I bambini allattati al seno contraggono meno malattie e sono nutriti meglio di quelli che nutriti con sostituti del latte materno o altro cibo. Generalmente le cause che portano ad abbandonare l’allattamento sono la scarsa informazione sulle conseguenze o il mancato sostegno alle giovani madri in un periodo, quello post-parto, spesso caratterizzato da fragilità psicologica. Tutte le madri hanno diritto a essere incoraggiate e a ricevere il sostegno da parte del padre del bambino, della famiglia e della comunità di appartenenza. Gli operatori sanitari, i media e le associazioni di donne hanno la responsabilità di promuovere l’allattamento naturale (fonte www.unicef.it). Rivolto al personale dei reparti Ginecologia e Ostetricia, Nido, Pediatria e Consultorio, il corso pone le basi per un adattamento alle linee guida e alla cultura della buona nascita e all’assistenza e supporto alla donna e alla famiglia. Il corso verrà svolto attraverso: lezioni magistrali e lezioni integrate con diapositive e filmati. «L’esperienza di cura della donna è la chiave per trasformare le cure prenatali e per creare famiglie e comunità prospere» (Organizzazione Mondiale della Sanità). Nel documento dedicato ai diritti e benefici di un’esperienza positiva della nascita, si afferma che intensificando i “contatti” fra la donna e gli operatori sanitari si limita il rischio di eventi avversi, ossia eventi non intenzionali che comportano un danno al paziente (ancora troppo frequenti nei paesi poveri), e si favorisce l’esperienza positiva della nascita. In tal senso è e sarà importante il lavoro di sensibilizzazione (sul personale tutto e sul territorio) e l’adeguamento alle percentuali relative al numero di cesarei per punto nascita (10%) come da indicazioni Oms. Attraverso il lavoro di squadra del corpo docenti, verranno poste le basi per aumentare l’efficienza del servizio/punto nascita e attuare una migliore comunicazione empatica tra personale e utenti attraverso la quale operare: a) un lavoro (attraverso la modalità di lavoro in circle-time) volto al confronto emozionale tra colleghi e operatore-utente con la finalità di ottenere un efficiente rapporto one-to-one con i pazienti; b) l’aggiornamento sulle più recenti linee guida ed evidenze scientifiche che sottolineano i benefici di una continuità dell’assistenza e l’integrazione tra ospedale e territorio, con particolare riguardo al rafforzamento della rete dei consultori familiari e dei servizi sociali per la presa in carico delle situazioni di maggiore fragilità; c) la messa a disposizione di tutte le informazioni e strumenti (diritti sulla nascita e birth plan) al fine di trasmettere a tutte le donne e famiglie un’assistenza di base qualificata basata sulla promozione della fisiologia, mantenendo comunque uno stato di attenzione e vigilanza per prevenire il rischio o comunque individuarlo precocemente. Nello specifico dell’ambito psicologico sarà strutturato un intervento di Team building che prende in considerazione la complessità del servizio sanitario in questione. Sarà centrale la valorizzazione della necessaria presenza di un team in sinergia che sia capace di supportare il delicato e prezioso vissuto dell’utenza che si rivolge in specifiche condizioni di pre-maternità, momento del parto/nascita del neonato e il post nascita. È prevista la narrazione attraverso diverse modalità espressive dei vissuti del team, focalizzando l’attenzione sia ai vissuti individuali che a quelli del gruppo, si utilizzeranno tecniche e giochi relazionali che favoriranno l’emergere delle fantasie e dei vissuti che caratterizzano la cultura organizzativa del team in esame. Argomento centrale è la prevenzione del burn-out spesso causato da incongruenze dell’assetto organizzativo del luogo di lavoro sia strutturale che rispetto le risorse umane. Nello specifico dell’azione di empowerment del team building si prevede una formazione di contenuti teorici rispetto al gruppo e alle sue principali dinamiche utilizzando lezioni frontali e uso di tecniche quali role-playing e simulate. L’intervento sarà sviluppato in ottica bio-psico-sociale, un approccio che valorizza il superamento di una visione lineare favorendo una concezione circolare e sinergica considerando il contesto in esame come un sistema compreso in una complessa interazione di sistemi che interagiscono e si influenzano reciprocamente. Un approccio integrato che beneficia di teorie provenienti da diversi campi quali psicologia della salute, psicologica cognitivo-comportamentale, psicologia delle organizzazioni e psicologia di comunità. L’intervento sarà condotto secondo una metodologia integrata, che prevede una metodologia psicosociale, definita anche “formazione attiva”, e specifici training psicoeducativi e di sviluppo di abilità, per l’addestramento ad una comunicazione efficace e alle work skills. La metodologia psicosociale della formazione attiva è molto utilizzata proprio nei contesti lavorativi e prevede incontri di formazione, metodi di formazione attiva basata su role-play, simulazioni, analisi di casi, metodi alternativi alla lezione frontale, che è piuttosto passiva. Primariamente sarà necessaria un’analisi della domanda che definisca le peculiarità del contesto sul quale si lavorerà, rilevando punti forza e criticità al fine di direzionare il percorso formativo verso la valorizzazione delle risorse presenti e quali da rafforzare/direzionare. Si utilizzerà un questionario qualitativo ad-hoc per rilevare le fantasie, le aspettative della cultura organizzativa del contesto e la simbolizzazione affettiva da parte del team.
L’intervento specifico sul Team building verterà sulle abilità comunicative nello specifico della comunicazione empatica. Le abilità comunicative risultano strategiche oggi in molti contesti, in particolare in quelli lavorativi, poiché l’efficienza di un’organizzazione risente proprio della chiarezza, della rapidità e dell’efficacia della trasmissione di informazioni che circolano all’interno del sistema.
La comunicazione è considerata come un fenomeno complesso, che non si esaurisce nel passaggio di informazioni e non prevede una registrazione meccanica di contenuti, ma mobilita risorse di natura, cognitiva, emotiva e sociale. La comunicazione costituisce non soltanto una condivisione, una partecipazione e un collegamento, come già rilevabili dall’etimologia della parola (comunicare significa mettere in comune), ma implica una costruzione attiva della conoscenza, mediante inferenza, negoziazione e feedback. Secondo questo modello, è impossibile isolare il soggetto dal contesto di relazioni in cui è inserito. Ciascuno vive infatti all’interno di reti di relazioni che lo influenzano e a sua volta influenza gli altri con cui entra in contatto. Ogni comportamento produce un comportamento sugli interlocutori, per cui risulta riduttivo considera la comunicazione come un processo unidirezionale e lineare, ma occorre trattarla come un processo circolare, che parte da un soggetto, giunge ad un altro e torna nuovamente al soggetto di partenza, feedback (Watzlavick, Beavin e Jackson 1967).
L’intervento sarà dunque finalizzato a sviluppare abilità e competenze personali e interpersonali, a cambiare comportamenti e schemi di valutazione disfunzionali: si esploreranno le credenze, le aspettative, i pensieri, gli atteggiamenti di medici, ostetriche e infermieri nei confronti del loro ruolo e delle esperienze a contatto con la nascita e la sua complessità. Si rafforzeranno le gli abilità di comunicazione, gestione dello stress e delle emozioni, problem-solving, per migliorare la relazione con l’utenza e con gli altri operatori. Si training per rinforzare l’autoefficacia, abilità comunicative.
In base all’esperienza vissuta ed ai contenuti che emergono dall’analisi della cultura organizzativa e dell’utenza si valuterà la necessità di strutturare un supporto psicologico preventivo e di individuazione precoce per l’utenza materno-infantile.

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