L’inchiesta sulla morte di Sara e Antonella entra in una fase decisiva. Dopo il sopralluogo approfondito della Polizia Scientifica nell’abitazione della famiglia Di Vita, in via Risorgimento 17 a Pietracatella, gli investigatori hanno ripreso senza sosta le audizioni di parenti e amici negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso. Il lavoro si stringe attorno a un nucleo ristretto: secondo fonti qualificate, l’attenzione si concentra ora su tre o quattro persone.
La casa, di nuovo sotto sequestro, resta il luogo simbolo di una tragedia su cui si prova a fare piena luce. L’ultimo accesso degli agenti – il secondo dal decesso di madre e figlia avvenuto tra il 27 e il 28 dicembre – ha confermato il cambio di passo delle indagini. A “certificare” l’ipotesi dell’avvelenamento da ricina la relazione del Centro Antiveleni di Pavia che ha rilevato nel sangue delle vittime una quantità della sostanza pari a 250 volte la dose letale.
Durante il primo sopralluogo erano stati sequestrati alimenti consumati nei giorni delle festività natalizie, quando il fascicolo ipotizzava ancora l’omicidio colposo e coinvolgeva cinque medici dell’ospedale Cardarelli. L’ultima ispezione, durata circa due ore e mezza, ha invece puntato su un altro fronte: quello digitale. Nove i dispositivi sequestrati – cinque smartphone (tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi) tre dei quali sprovvisti di sim, un laptop e un tablet – oltre a due router domestici.
Nessuna traccia utile, invece, sul piano delle impronte o di residui di ricina. Un’assenza che, per gli inquirenti, non è casuale ma indica una direzione investigativa ormai precisa. I dispositivi potrebbero rivelare contatti, incontri, spostamenti nei giorni chiave: dal 23 dicembre, sera della cena sospetta alla quale non ha preso parte la figlia maggiore, Alice, che si trovava fuori con amici, fino al 26, quando le condizioni delle due donne sono improvvisamente precipitate fino al tragico epilogo.
Proprio su questo arco temporale si gioca una delle ipotesi più rilevanti: l’avvelenamento potrebbe non essere avvenuto durante la cena, ma in un momento successivo. Uno scenario che allargherebbe il perimetro delle persone da ascoltare e verificherebbe nuove piste.
Determinante sarà anche l’analisi delle connessioni wi-fi domestiche. Attraverso i dati dei router, gli investigatori puntano a ricostruire con precisione chi abbia frequentato la casa nei giorni del delitto, incrociando queste informazioni con le testimonianze di oltre 70 persone già ascoltate.
I dispositivi sono stati consegnati al laboratorio distrettuale di Digital forensics per l’estrazione delle copie forensi, un’operazione complessa che richiederà tempo. Per il cellulare di Alice, la figlia maggiore, sono stati necessari quattro giorni di lavoro: lo stesso iter sarà seguito per ciascun apparecchio sequestrato.
«Siamo in una fase di attesa ma anche di progressivo approfondimento», ha spiegato la procuratrice l’altro giorno, sottolineando la necessità di affiancare alle analisi scientifiche una vera e propria attività investigativa sul campo.
Resta infine un tassello cruciale: gli esiti delle autopsie, eseguite tra Campobasso e Bari. Potrebbero essere proprio questi risultati a completare il mosaico e a dare una risposta definitiva alle domande che ancora pesano sull’intera comunità: chi ha ucciso Sara e Antonella. E perché.

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