È durata circa un’ora e mezza l’audizione dell’infermiere, amico della famiglia Di Vita, intervenuto il 26 dicembre nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella per somministrare due flebo a madre e figlia dopo il primo ricovero in ospedale.
L’audizione è stata richiesta alla Procura di Larino dai legali di uno dei medici indagati nell’ambito del primo fascicolo aperto per omicidio colposo e lesioni colpose, gli avvocati Pietro Terminiello e Graziella De Rio.
Soddisfatti i due legali al termine del colloquio. «Abbiamo ottenuto importanti chiarimenti. Inizialmente ritenevamo che le tempistiche del decorso dell’avvelenamento fossero poco compatibili con la cena del 23 dicembre e soprattutto con i pasti del 24, ai quali avevano partecipato anche altre persone che non hanno manifestato sintomi», ha dichiarato l’avvocato Terminiello all’uscita dalla Questura di Campobasso.
Secondo quanto emerso, il rispetto dei protocolli infermieristici sarebbe stato «inoppugnabile e ineccepibile». «Anche dal punto di vista umano credo sia stato fatto tutto il possibile», ha aggiunto il legale.
L’infermiere, ha spiegato invece l’avvocato De Rio, «si è mostrato collaborativo e ha riferito nel dettaglio il proprio intervento e le attività svolte».
Nel corso della Sit (Sommarie informazioni testimoniali), l’uomo ha ripercorso quei momenti, spiegando che Sara e Antonella erano già in condizioni molto gravi quando lui intervenne.
«Al momento questo rompicapo appare sempre più complesso», ha proseguito Terminiello. «Le informazioni raccolte oggi servono soprattutto a escludere alcune ipotesi investigative, più che a confermarne altre. Ci aspettavamo di capire se potessero esserci fonti di contaminazione diverse dai pasti del 23 e del 24 dicembre, ma, per come si sono svolti i fatti, sembrerebbe di no».
De Rio ha inoltre sottolineato che «non c’è stato modo di alterare le flebo: l’infermiere ha somministrato semplice soluzione fisiologica, le confezioni erano integre e in casa erano presenti solo i familiari. Durante la sua permanenza nessuno è mai rimasto solo con i dispositivi».
Le flebo, infatti, sarebbero state somministrate davanti a testimoni, senza possibilità di interventi esterni. «Se l’infermiere ha rispettato tutti i protocolli, l’ipotesi di una contaminazione appare incompatibile con quanto accertato», ha ribadito Terminiello.
I legali non escludono ulteriori indagini difensive. Dalla Procura, al momento, non sarebbero arrivati nuovi elementi, neppure sugli esiti delle analisi effettuate sui dispositivi utilizzati.
«Siamo in una fase delle indagini in cui il segreto istruttorio vale anche per noi», ha spiegato ancora Terminiello. «Stiamo valutando l’ipotesi di ascoltare, nell’ambito delle indagini difensive, anche la guardia medica che seguì la vicenda. È intervenuta in due momenti distinti: prima del primo ricovero e successivamente, prima del terzo ricovero. Bisogna capire se sia già stata sentita anche sul secondo intervento. In caso contrario, potrebbe essere utile acquisire ulteriori elementi. Valuteremo».
Intanto, nella mattinata di ieri, sono stati ascoltati altri parenti delle vittime.
Non è stato invece ancora fissato un nuovo interrogatorio per Laura Di Vita, cugina di Gianni, marito e padre delle vittime.
Proseguono infine gli accertamenti degli investigatori sulle chat online, andate avanti per mesi, incentrate sul tema della ricina. Gli inquirenti stanno cercando di capire se quei contenuti possano avere un collegamento rilevante con l’inchiesta.
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