Egregio direttore,
La piaga Coronavirus sta cambiando le nostre vite e ci sta imponendo di vedere le cose da un’altra prospettiva: quella dell’attenzione alle cose necessarie e la derubricazione di quelle che fino all’altro ieri ritenevamo tali, ma che in realtà appartengono alla sfera del superfluo.
Nell’ambito della necessità c’è, senza ombra di dubbio, un servizio sanitario degno di questo nome, un servizio con personale scelto e di qualità, reparti essenziali da non andare a cercare fuori regione e capacità di sopperire alle emergenze.
Il 21 febbraio si parlava del primo contagiato a Codogno (LO): ad un mese di distanza parliamo di migliaia e migliaia di casi in Italia, di morti non dignitose, di camionette dell’esercito costrette a trasportare fuori regione i feretri da cremare, di medici e paramedici che resistono per ore in corsia solo grazie all’adrenalina che scatta naturalmente in casi eccezionali, di ospedali che non ce la fanno più.
Ad un mese di distanza, la regione Molise non è stata capace di far riattivare gli ospedali di Venafro e Larino per dare una boccata d’ossigeno a chi è allo stremo, a chi si trova in una trincea dal solco sempre più profondo.
Ad un mese di distanza si continua a farneticare con l’atteggiamento inconsistente di sempre. Ad un mese di distanza non si è deciso, anche simbolicamente, di dedursi qualcosa dal proprio stipendio per dare una mano a chi non sa dove reperire i presidi medici, come invece si sta facendo altrove. Ad un mese di distanza permettiamo che nella provincia bergamasca si debbano arrangiare da soli per trovare nuovi posti letto, quando noi ne abbiamo da vendere e da appendere.
Sarebbe bello vedere striscioni ai balconi che inneggiano alla riapertura dei due nosocomi in una circostanza che lo impone, piuttosto che ripetere pedissequamente frasi da social dall’esiguo valore semantico.
Sarebbe bello convincersi della inutilità della regione Molise in quanto istituzione e della più razionale scelta della macroregione, nel cui progetto si dovrà per forza di cose far rientrare anche altre regioni piccole, ognuna nella sua area geografica. Sarebbe bello decidere una volta per tutte l’abolizione dello statuto speciale, che garantirebbe il reperimento di fondi indispensabili a creare una rete sanitaria che fronteggi degnamente l’epidemia. Sarebbe bello fare quello che va fatto, punto.
Chissà quale parte di questa tristissima, incredibile vicenda non è chiara a chi della capacità di trovare soluzioni per il bene di tutti e della tempestività nelle azioni dovrebbe fare il suo credo quotidiano.
Errare humanum est, perseverare diabolicum.
Distinti saluti
Donato Magenta

4 Commenti

  1. Annamaria Palmieri scrive:

    Qualche molisano batta un colpo sulla questione! E si renda conto che parlare ancora della regione Molise non ha più senso. Non lo ha mai avuto, in realtà, ma ora più che mai.

  2. Annamaria Tersiani scrive:

    In Molise la declinazione del pensiero politico è tutta molisana. In altre regioni la destra governa molto meglio della sinistra, qui il nulla, alla pari dei seguaci di Peppone che hanno governato fino a pochi mesi fa. La molisanità è una patologia, come il Covid-19.

  3. Adolfo Mangiapane scrive:

    Penso che in ogni occasione, dalla più piccola alla più grande, questa regione dia il peggio di sé. Se ha perso competitività, settori produttivi, pil, ci sarà un motivo… La cosa che dà più fastidio è la presunzione che tanti continuano ad avere: chi lavora in Regione, chi presso enti pararegionali, chi negli stessi ospedali, che la commozione di questo momento non deve spingerci ad assimilare tutti a gente in gamba. Sappiamo infatti benissimo, anche perché spesso lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, che il grado di performance di tanti sanitari nostrani non regge il confronto con quello di tanti loro colleghi fuori regione. Siamo onesti intellettualmente se vogliamo davvero cambiare le cose!! Buona Santa Pasqua.

  4. Augusto De Benedetti scrive:

    Giustissime, sacrosante parole! Aboliamo la regione Molise: non aveva ragion d’essere nel 1963, non lo ha, a maggior ragione, ai giorni nostri. L’Asrem termini di essere un riciclo di persone che non decidono, non si attivano, non rendono migliore il nostro fazzoletto di terra. Stop a queste offese al cittadino molisano!

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