Si è recentemente conclusa la campagna di scavi archeologici a Montevairano, promossa con il patrocinio della Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali, sotto la direzione dell’archeologo prof Gianfranco De Benedittis dell’Università degli studi del Molise che da anni, con ostinata determinazione, si impegna per portare alla luce quella che con ogni probabilità si ritiene possa essere una grande città sannitica.
I dati cronologici ricavati dai materiali rinvenuti confermano che l’abitato è stato distrutto nell’88 A.C., allorché il dittatore romano Lucio Cornelio Silla penetrò con le truppe nel Sannio distruggendolo.
Imponenti appaiono le strutture per la raccolta dell’acqua: con la campagna di scavo 2017 è stato portato alla luce, tra l’altro, il canale di adduzione alla cisterna maggiore dell’abitato, delimitato da robusti muri in opera poligonale, alti più di due metri e larghi tre, anche in questo caso sepolti sotto due metri di rovine.
Tra gli aspetti che maggiormente rendono importante lo scavo di quest’area, la sorprendente documentazione di un’attività commerciale di ampio respiro, in grado da sola di mettere in crisi tutti i giudizi negativi espressi sull’economia del Sannio interno, sia da autori antichi sia moderni.
Lo scavo ha già restituito materiali provenienti da tutto il Mediterraneo tra cui una decina di bolli greci di anfore vinarie provenienti da Rodi che, se associati agli altri rivenuti nelle precedenti campagne di scavo, alle anfore tunisine e marsigliesi, alla monetazione di città che si affacciano sull’Adriatico orientale (Pharos, Apollonia, Cartagine, Thasos nell’Egeo e Ebusus nelle Baleari) ci consentono di capire come i Sanniti abbiano potuto reggere economicamente quattro secoli di conflitti con Roma.
I lavori sono stati realizzati grazie al contributo della Fondazione Roma III Pilastro Italia e Mediterraneo e della Banca Popolare delle Province Molisane.

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