Una storia durata un quarto di secolo. Tanto è servito ad Antonio Cappussi per vedere riconosciuta da un giudice la responsabilità della Regione che ora dovrà pagargli 2,1 milioni.
Il costruttore bojanese ha realizzato dal 1990 al 1999 con le sue imprese strade e acquedotti rurali. Dalla Regione non ha ancora ricevuto il corrispettivo per le opere ma lo stesso ente nel 2002 ha classificato le strade come interpoderali.
Non solo. Nel 2008 è la stessa Regione a deliberare che le infrastrutture costruite da Cappussi sono utili e fissa i paletti per una transazione: il valore economico che l’amministrazione riconoscerà sarà al massimo di 8 milioni. Il perito stabilisce il valore in oltre 10 milioni. Ma Cappussi, come era il patto, firma per rinunciare al surplus rispetto a 8 milioni.
Nel 2010, però, la Regione revoca quella delibera. Comportamento, rileva il giudice nella sentenza depositata lunedì in cancelleria, che non è né logico né corretto.
Cappussi, ultranovantenne, si è più volte incatenato davanti al Consiglio regionale. Del caso si sono occupate nella passata legislatura anche Le Iene, ascoltando pure l’ex governatore Frattura. La causa risaliva a molti anni prima, il contenzioso si è instaurato con l’amministrazione Iorio.
A Cappussi, intanto, i soldi non sono arrivate. E le sue imprese sono fallite, tanto che in giudizio – nel processo civile che si è concluso con il verdetto del 25 giugno – sono presenti anche le curatele.
Come si è arrivati da 8 milioni a 2,1 (oltre gli interessi e la rivalutazione)? Dopo la transazione sugli 8 milioni, la Regione non pagò Cappussi, che chiese e ottenne un decreto ingiuntivo del tribunale di Campobasso. La Regione presentò opposizione al decreto, la sentenza che chiuse il giudizio la vide condannata al pagamento di 2,1 milioni: era il 2012. L’ente andò in appello, la Corte annullò il verdetto di primo grado per carenza di legittimazione di Cappussi: i crediti dovevano essere azionati dalle singole ditte. Che lo hanno fatto. Salvo poi un’ulteriore opposizione al decreto da parte della Regione, respinta dal verdetto di due giorni fa. Ci sono voluti altri 5 anni ma la delibera del 2008 era – lo ha dimostrato la sentenza – un riconoscimento di debito.
Non riesce a parlare di soddisfazione piena l’avvocato Alfonso Mainelli, che ha difeso in giudizio le istanze dell’anziano imprenditore e delle curatele fallimentari. «Il principio riaffermato è che per quello che si riceve, in termini di opere e servizi, si deve pagare il corrispettivo», sottolinea. La soddisfazione non è piena perché nel frattempo le imprese sono fallite. «Peccato che questa decisione sia arrivata dopo il fallimento. Se la Regione avesse pagato per tempo, Cappussi avrebbe potuto transigere con i suoi creditori».
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