Mentre il leader del Guerriero Sannita propone di intitolare l’attuale Teatro Savoia al Maestro Erennio Gammieri sulla chiusura della struttura interviene, con una lettera, Francesco Niro, ex dipendente. “Un caloroso e doveroso applauso – si legge – a scena aperta a tutte quelle persone che si sono prodigate a organizzare eventi nel nostro bellissimo Teatro Savoia: non è sarcasmo è veramente sentito. Associazioni, privati, scuole di danza, tutti, abbiamo fatto squadra sempre, GRAZIE. Un caloroso ringraziamento all’Amministrazione provinciale che ha fatto di tutto per chiudere il teatro. A dire il vero ci ha messo anche troppo. Da anni dicevano che era una palla al piede, un succhia soldi, un pozzo senza fine e i cinque dipendenti che vi lavoravano non si guadagnavano lo stipendio. Undici anni fa il sottoscritto disfaceva la valigia, sempre pronta dietro la porta di casa per tournee nazionali e internazionali, con nomi di prestigio. Il 25 aprile del 2002 a Campobasso riapriva, dopo la chiusura per restauro, il Teatro Savoia, riapertura fatta in grande stile con camera orchestrale, orchestra del Conservatorio e Presidente della Repubblica. Tre assunzioni furono fatte nell’ottobre del 2002, nel 2005 diventarono quattro, contratti a tempo determinato tramite agenzia interinale con gestione diretta della Provincia. Si lavorava alla grande con 200 aperture al pubblico da settembre a giugno. Nel 2007 l’Amministrazione mette su la Fondazione Teatro Savoia nell’intento di aprire ai privati. Così non è avvenuto, il Molise vive di assistenzialismo e favoritismo. Avendo la Fondazione una contabilità propria e distinta dalla Provincia, non riceveva i finanziamenti per le serate ma ne riceveva di cospicui in due o tre mandati. La somma dei mandati non avrebbe dovuto fare la differenza rispetto alla gestione precedente, invece è andata proprio così. La Fondazione Teatro Savoia riusciva a costare poco, talmente poco che bisognava chiuderla. E’ bastato un Consiglio Provinciale e come per magia la Fondazione è scomparsa. Ma la cosa più assurda è che scompare la Fondazione, ma il futuro a quanto pare non è ancora definito. Sembrava cosa fatta. “Passerà tutto alla Regione”, hanno detto. E hanno aggiunto: “Alla GIL serve il personale, sulla pianta organica c’è la possibilità di assumere cinque persone. Se vogliono sono liberi di farlo, addirittura abbiamo suggerito loro dove reperire i fondi per pagare gli stipendi”. Queste le parole emerse dall’ultimo incontro dipendenti/CDA Fondazione Teatro Savoia. Hanno poi continuato: “A noi come Provincia sono state fatte delle richieste che non possiamo accettare”. Ovvero? Chiediamo noi. Che la proprietà del teatro passasse di mano? Io personalmente lo davo per scontato. Ma naturalmente io non sono nessuno e non posso esprimere giudizi di tipo patrimoniale ma credo, a prescindere, che il teatro sia prima di tutto un bene comune , poi di qualcuno che ne detiene il patrimonio fiscale. Ma, come dicevo prima, io non conto niente. Torniamo ai fatti. A nessuno è importato chi ci fosse dentro e che quei cinque dipendenti in passato avessero anche tinteggiato, riparato e sturato i cessi, aggiustato poltrone rotte e sistemato pompe antincendio, senza che nessuna ditta venisse chiamata per farlo. Quei cinque dipendenti si sono presi la responsabilità penale su tutta la vigilanza antincendio e sulla sicurezza collettiva. Ma questo non conta. Avere un contratto a tempo indeterminato come macchinista teatrale con la Fondazione Teatro Savoia non ha prezzo e se ti chiedono di fare un sacrificio per il bene comune, mica rivendichi il tuo contratto, mica dici: io faccio il macchinista e sono addetto alla torre scenica, non a staccare i biglietti all’ingresso . Il tuo tempo, anche quando sei malato ,non è tuo, perché altrimenti se non ti presenti al lavoro la vigilanza antincendio chi la fa? Bisogna essere tutti presenti, sempre. Tutto questo il consiglio provinciale purtroppo non lo ha considerato. Ma io oggi ho una domanda da porre al consiglio provinciale: vi siete chiesti che fine farà il Savoia adesso che la palla al piede dei dipendenti ve la siete tolta? E ancora: qualcuno di voi ha dormito quella notte dopo aver licenziato cinque persone? In più, prima di sciogliere la Fondazione, vi siete chiesti se l’accordo con la Regione era fattibile o per caso è stato dato per buono per scaricare i dipendenti e mettersi con le spalle al sicuro? Noi sicuramente non siamo GESU’ ma voi siete sicuramente PONZIO PILATO”.

Francesco Niro, fu dipendente Fondazione Teatro Savoia.

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