All’epoca dei fatti la notizia fece molto scalpore in città. Era il 4 giungo del 2012 quando, all’alba, scattò il blitz dei Carabinieri di Campobasso: quasi un centinaio di militari impiegati per 22 perquisizioni domiciliari, 35 automezzi e due unità cinofile, nove ordinanze di misura cautelare a cui se ne aggiunse un’altra il 22 giugno (cinque in carcere, quattro ai domiciliari e un obbligo di dimora), e oltre 90 grammi di hashish e 21 grammi di mdma sequestrati. Sono i numeri della maxi operazione “Grido d’aiuto”, nata dopo la lettera disperata di una madre di un tossicodipendente che chiedeva aiuto ai militari. Molte posizioni sono state definite in precedenza con il giudizio abbreviato e il patteggiamento, mentre per 6 persone è stato scelto il rito ordinario che si è chiuso ieri pomeriggio. I giudici di via Elena hanno emesso il loro verdetto sui principali indagati del processo: Massimo Spirito, ex guardia carceraria, e Giovanni Di Niro.
Secondo l’accusa Spirito e Di Niro erano le ‘menti’ del traffico di droga: il pm ha infatti chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione evidenziando che il linguaggio utilizzato dai due nelle intercettazioni poteva essere considerato criptico. L’avvocato Gianfederico Cecanese, difensore di Giovanni Di Niro, ha invece rilevato in fase dibattimentale che «il linguaggio per essere criptico deve contenere l’uso frequente di parole misteriose che si sganciano dal contesto complessivo del ragionamento occultando un’attività illecita. Tra l’altro – ha evidenziato Cecanese – nel processo mancava anche la prova che la sostanza stupefacente di cui si discuteva poteva essere considerata tale. Infatti, mancava il documento relativo al principio attivo».
Sulla base di tali argomentazioni il tribunale collegiale presieduto dal dottor Scarlato ha assolto con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste, Giovanni Di Niro ed altri e 4 imputati. Tra loro anche Luca Innamorato, difeso dall’avvocato Fabio Del Vecchio. «Abbiamo passato al setaccio tutte le attività investigative – ha evidenziato il legale – e non è emersa alcuna rilevanza rispetto alle accuse mosse al mio assistito. Anche l’esame delle testimonianze in fase dibattimentale ha smontato l’intero impianto accusatorio».
L’unica condanna è arrivata per Massimo Spirito, che ora dovrà scontare 2 anni e 2 mesi di reclusione.

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