Le indicazioni del Tavolo dm 70 erano da tempo perentorie. E da un anno a questa parte concordanti, almeno per quanto riguarda la rete di assistenza ospedaliera per l’infarto: almeno uno dei tre laboratori di Emodinamica pubblici va chiuso e fra Termoli e Isernia la scelta ricade su Termoli.
Il programma operativo 2026-2028, nella versione con cui i commissari hanno recepito le osservazioni contenute nelle 50 pagine di parere arrivate dal Tavolo tecnico, si adegua alle prescrizioni (le indiscrezioni che ieri hanno rotto il riserbo sono fondate, autorevoli e hanno trovato conferma) e prevede entro il 31 dicembre di quest’anno la disattivazione dell’unità di emergenza incardinata nel reparto di Cardiologia del San Timoteo. Prima, l’Asrem dovrà sottoscrivere accordi con le strutture della Regione Puglia che hanno reparti di Emodinamica attivi. I pazienti del basso Molise colpiti da infarto, dopo la disattivazione di quello di Termoli, saranno centralizzati – a seconda del quadro clinico evidentemente e in considerazione del rispetto dei tempi di intervento – al Cardarelli di Campobasso o negli ospedali pugliesi più vicini.
In questa direzione è andato il ragionamento dei dirigenti ministeriali componenti il Tavolo di monitoraggio sull’attuazione del decreto Balduzzi: chiudere il laboratorio del Veneziale, il rilievo dei tecnici, significherebbe privare un’intera provincia di un servizio salvavita senza la garanzia di riuscire a rispettare la cosiddetta “golden hour” per raggiungere il primo presidio attrezzato per le urgenze cardiologiche, mentre da Termoli e dal basso Molise sarebbe più facile. E questa è stata anche la conclusione del successivo studio dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali.
Certo, i fatti messi in fila non risparmieranno polemiche e barricate. I tempi ipotizzati, tuttavia, anche per via del fatto che bisogna prima raggiungere intese interregionali, consentono di garantire le urgenze cardiologiche sulla costa durante l’estate ormai alle porte.
Adottato ieri con decreto firmato dai commissari Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, il piano dunque arriverà a Roma entro la seconda scadenza prevista, vale a dire oggi 30 aprile. La versione del 28 febbraio era stata, appunto, osservata da Roma. Sarà adesso il via libera dei ministeri dell’Economia e della Salute, a sbloccare definitivamente l’erogazione dei primi 45 milioni (dei complessivi 90) stanziati dal governo Meloni con la Finanziaria per il 2025. A fissare gli step (termini e affiancamento Agenas per quanto riguarda il programma operativo e termini per il piano di copertura del disavanzo residuo in capo alla Regione), un emendamento del senatore Claudio Lotito alla manovra per il 2026.
A Isernia rimane l’Emodinamica ma chiude il Punto nascita, al suo posto un Centro maternità da cui le future mamme saranno trasferite per il parto a Campobasso. A supporto, la struttura commissariale ha definito un percorso dedicato, anche con servizi ostetrici di prossimità.
Nessun problema, nessun cambiamento per il reparto del San Timoteo che, da quando è diretto da Vincenzo Biondelli, presenta indicatori in continua crescita in termini di numeri e di qualità dell’assistenza (visto il potenziamento di servizi e personale).
Infine, per stare solo alle decisioni più significative e impattanti, questa pure ampiamente annunciata (e già contenuta nella versione del Programma operativo del 28 febbraio), da giugno 2026 il Caracciolo di Agnone diventerà ospedale di comunità: non più tecnicamente ospedale ma struttura di assistenza territoriale.
Fin qui il contenuto del Programma operativo. Eventuali, da tutti auspicate, deroghe potrebbero sempre materializzarsi ma, giocoforza, su tavoli diversi, quelli politici. Il governatore Roberti ha chiesto ai ministri Schillaci e Giorgetti, dopo l’eccezionale ondata di maltempo che ha determinato il riconoscimento dello stato d’emergenza, di potenziare per i prossimi tre anni gli ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli, disattendendo quindi i rigidi parametri del Dm 70. ritai

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