Di aree interne si parla solo in Italia. Molto in Molise. Comunque in Europa invece molto poco. Lì dove si decidono (ancora) le linee direttrici dello sviluppo dei territori perché si decide a quali settori destinare i fondi strutturali, è necessario «fare una vera e propria lobby dei piccoli Comuni» per incidere «sulla programmazione dei fondi Ue».
Andrea Cozzolino, vicepresidente della Commissione per lo Sviluppo regionale del Parlamento Ue e deputato del Pd a Strasburgo, chiude il focus di Campobasso – organizzato dall’Anci e promosso dalla consigliera regionale dem Micaela Fanelli – con una prospettiva che prescinde dalla politica di parte e di partito: le aree interne devono diventare centrali nell’agenda di Bruxelles. Come relatore del nuovo regolamento del fondo di sviluppo regionale, in particolare, raccoglie la proposta di Anci di appostare il 10% delle risorse per i territori e dedicare almeno il 4% del nuovo fondo alle aree interne.
Sul tema si ‘incontrano’ sovranisti e riformatori. Tanto che è Matteo Bianchi – deputato della Lega in Italia, delegato dell’Anci per le aree interne e componente del Comitato delle Regioni – ad annunciare che il Def prevede uno stanziamento aggiuntivo di 30 milioni annui (per il 2019 e il 2020) destinato alla strategia nazionale aree interne.
Il Molise, in sostanza, è ‘area interna’ per la gran parte del suo territorio. La programmazione delle risorse, quindi, non può prescindere dalle esigenze delle zone marginali. Il decalogo dell’Anci prevede azioni concrete (la defiscalizzazione totale nei comuni periferici e ultraperiferici e l’istituzione delle zone economiche rurali per esempio), quelle di cui c’è bisogno, sottolinea Fanelli. Al centro dell’agenda, sostiene, va messa la disuguaglianza. «Su questo l’Italia è l’unica nazione che ha una visione, mettiamola a disposizione dell’Europa». L’ex sindaca di Riccia, tirando le somme, evidenzia come a Campobasso sia stato tracciato «un percorso forte e strutturato per il rilancio delle aree interne, con certezze di risorse e concretezza delle proposte – come quella della certezza del finanziamento dell’area del Matese, del Fortore, di Agnone-Frosolone e Trivento e delle Mainarde – avviando il percorso di costruzione di una associazione europea che, come per le grandi città, favorisca la creazione di una rete europea per una lobby efficace».
In avvio di lavori danno il loro contributo il sindaco del capoluogo Antonio Battista, il presidente del Consiglio regionale Salvatore Micone, che evidenzia la necessità che le istituzioni facciano rete perché le aree interne diventino punto di forza, e il governatore Donato Toma. Il capo dell’esecutivo di Palazzo Vitale al convegno si presenta con l’approvazione delle linee guida per un bando che ha la finalità di recuperare i borghi: 20 milioni per la micro ricettività, il turismo rurale, l’albergo diffuso. Commenta con soddisfazione, quindi, il presidente di Anci Molise Pompilio Sciulli: «Prima la legge sui piccoli Comuni, ora i provvedimenti della Regione: il frutto del lavoro fatto in questi anni, non si pensa più solo alle città ma anche alle zone interne».
Il nemico numero uno delle piccole regioni si chiama spopolamento. Ma senza servizi e qualità della vita, è difficile rallentare la corsa all’emigrazione o invertire il trend della denatalità. Per aiutare i paesini a rischio bisogna mettere sul tavolo i soldi necessari a coprire la defiscalizzazione per i negozietti dei borghi, ad esempio, o a finanziare la linea internet veloce. Ne sono tutti consapevoli, quindi tutti concordano sul rilievo dell’annuncio dell’esponente del Carroccio Bianchi sullo stanziamento di ulteriori 30 milioni annui con la manovra.

r.i.

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