C’è un dato che resta, al di là del consueto rimpallo sulle cifre: la partecipazione. Circa mille persone per la Questura, quasi il doppio secondo gli organizzatori. Numeri che, comunque li si legga, restituiscono l’immagine di una città che prova a farsi sentire, guidata soprattutto dai suoi giovani.
A Isernia il corteo studentesco in difesa della sanità pubblica ha attraversato le strade con un obiettivo chiaro: difendere il diritto alla salute e, in particolare, scongiurare la chiusura del Punto nascita dell’ospedale “Veneziale”. Un tema che va oltre il perimetro sanitario e tocca quello, più ampio, della tenuta sociale e demografica del territorio.
La manifestazione è partita dalla stazione ferroviaria e si è conclusa in via Sant’Ippolito, davanti al piazzale del vecchio ospedale, in un percorso dal forte valore simbolico. In testa al corteo gli studenti degli istituti superiori, affiancati dalla maggioranza consiliare di Palazzo San Francesco e dal sindaco Piero Castrataro. A fare da sfondo, lo slogan che ha accompagnato l’intera mobilitazione: “La sanità è un diritto, non un profitto”.
Al centro della protesta, il nuovo Piano operativo sanitario che prevede la soppressione del Punto nascita di Isernia. Una prospettiva che renderebbe il capoluogo pentro l’unico in Italia privo di questo servizio, con ricadute non solo sull’assistenza ma anche sulla percezione stessa di vivibilità del territorio. Il corteo ha così assunto i contorni di una rivendicazione generazionale: il diritto a restare, a costruire un futuro, a non essere costretti a cercarlo altrove.
Non solo Isernia. Nel mirino dei manifestanti anche il ridimensionamento più ampio del sistema sanitario regionale, con criticità che riguardano altri presìdi, come Termoli, tra carenze di personale e servizi a rischio. Un quadro che alimenta la sensazione di un progressivo indebolimento della rete sanitaria molisana.
A raccogliere e rilanciare il messaggio dei ragazzi è stato il sindaco Piero Castrataro: «I nostri giovani vogliono continuare a vivere, lottare e restare in questa terra. Lo hanno dimostrato i ragazzi degli Istituti superiori, scendendo in piazza in difesa del diritto alla salute. Molti di loro sono nati qui, a Isernia, e qui vorranno vedere nascere i loro figli. Uniti, sfilando per le strade della città, in centinaia hanno gridato un forte No ai tagli previsti dal nuovo Piano operativo che sopprime il Punto nascita dell’ospedale Veneziale e depotenzia servizi sanitari vitali sull’intero territorio regionale. Ancora una volta, da Isernia si alza una ferma voce di dissenso contro lo smantellamento della sanità pubblica. Indebolire i nostri presìdi non significa solo tagliare prestazioni essenziali, ma vuol dire soffocare la crescita di una comunità e compromettere le prospettive delle nuove generazioni. Sono profondamente orgoglioso di questi ragazzi e della lezione di civiltà che ci hanno dato oggi. Difendere il diritto
alla salute significa, prima di tutto, difendere il loro domani. Noi siamo e saremo al loro fianco, sempre» – ha concluso il primo cittadino.
Sulla stessa linea anche il presidente della Provincia, Daniele Saia, che ha sottolineato il valore politico e simbolico della mobilitazione: «La manifestazione in difesa della sanità organizzata dagli studenti a Isernia mi ha sinceramente commosso. Vedere tanti ragazzi impegnati per una giusta causa non può che spronarci a fare ancora meglio per tutelare i servizi sanitari della nostra regione. Tra le strade e le piazze, oggi i giovani hanno rivendicato il loro diritto a essere curati in questi territori, il diritto a restare, a creare una famiglia e vedere altri bambini nascere qui. Di fronte a questa manifestazione la politica nazionale dovrebbe interrogarsi e riflettere, così da arrivare all’unica soluzione possibile: svincolare la sanità dai meri calcoli numerici».
La giornata si è chiusa senza tensioni, ma con un messaggio netto: la sanità, per Isernia, non è una voce di bilancio da comprimere, bensì un presidio essenziale, legato alla dignità delle persone e alla possibilità stessa di immaginare un futuro sul territorio. E se a scendere in piazza sono soprattutto i più giovani, il segnale assume un peso ancora maggiore: non è solo una protesta, ma una richiesta di ascolto che chiama in causa istituzioni locali e livelli decisionali più alti.






















