Scomparsi dalla stazione ferroviaria di Bojano durante i lavori di riqualificazione per la metropolitana leggera numerosi blocchi di pietra risalenti al periodo del Municipio romano. A denunciarlo pubblicamente l’architetto Fioravante Vignone, già funzionario della Soprintendenza archeologica e per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici del Molise. «In sede di conferenza di servizi fu stabilito, su mio suggerimento, che per questioni storiche e di tutela del bene culturale rappresentato dalla stazione antica, fossero conservati e mantenuti in opera gli antichi cordoli in pietra che, come risulterebbe da un vecchio articolo di giornale risalente all’epoca della costruzione della ferrovia e della Stazione di Bojano, quindi della fine dell’Ottocento – ha spiegato l’architetto Vignone -, sarebbe stati ricavati anche dai blocchi di pietra delle gradonate che costituivano il Teatro Romano che doveva essere ubicato nella zona di Santa Maria dei Rivoli». Quei cordoli di pietra antica, complessivamente più di una ventina e probabilmente anche di più, di cui parla l’architetto Vignone, sono stati rimossi di recente da un’impresa che ha lavorato nella realizzazione della metropolitana leggera ed anziché riutilizzarli in loco, come stabilito in sede di conferenza di servizi su indicazione del rappresentante della Soprintendenza, sono stati caricati su un camion e portati via. A testimoniarlo ci sono foto scattate dai residenti che abitano nei pressi della stazione ferroviaria che hanno immortalato i blocchi di pietra in questione, alcuni dei quali sembrano avere ancora i segni degli antichi edifici a cui originariamente appartenevano, già caricati sul camion per essere portati via. A testimoniare l’enorme valore storico di quei massi di pietra squadrati, ci sono diversi articoli d’epoca, tra questi ce ne è uno dello storico Nicola Marucci, bojanese di adozione, regio ispettore onorario mandamentale delle antichità, belle arti e scavi, pubblicato nel 1938 sul trimestrale Luci Sannitiche. «E’ vero, purtroppo, che nell’ultimo cinquantennio il proprietario (?) di quel suolo [sito in località Santa Maria dei Rivoli, ndr] lo ha scrutato operosamente e largamente e lungamente e, rivestendosi dei panni dello sciocco, (veste che sogliono assumere i nostri contadini nelle loro bricconerie) ha detto di non aver trovato nulla, all’infuori dei molti massi parallelepipedi, cornici, colonne), pietre scanalate, il tutto molto bene lavorati, che poi ha spezzati, in parte, e venduti all’impresa costruttrice della ferrovia; ma invece, da indiscrezioni familiari, ha trovato monete, idoli, anfore, lucerne, vasi, ecc. che ha venduti fuori – riportava il periodico -. Fra i rottami erano rimaste due sedie di pietra, che erano del Teatro Romano, come ebbe a dichiararmi il Comm. Maiuri, che le vide qualche anno fa (1928) e il figliuolo di quel tal contadino, quando noialtri amanti del passato glorioso della nostra vetustà Città ci occupavamo di raccogliere dei resti archeologici per metterli e conservarli nel recinto del Monumento ai Caduti, le ridusse in frantumi! Ora dalla presenza di quelle sedie di un Teatro romano, dalle tante pietre lavorate, ecc. deve sorgere il sospetto che lì, dopo la caduta di Bojano e del Sannio sotto la dominazione romana, dai coloni mandati per romanizzare queste contrade, fosse innalzato un Teatro, e il posto lo mostra ottimamente, è nei pressi il Tempio a Venere Celeste [chiesa Santa Maria dei Rivoli, ndr]…». Non è da escludere che quei blocchi di pietra provenienti dall’area archeologica di Santa Maria dei Rivoli possano contenere anche delle epigrafi latine. sicuramente la vicenda della scomparsa di quei massi antichi avrà uno sviluppo con l’intervento della Soprintendenza archeologica e per i beni ambientali, architettonici, artistici e storici del Molise. Purtroppo non è la prima volta che accadono fatti del genere a Bojano: successe a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in occasione degli scavi delle fondazioni per la costruzione del ponte di corso Amatuzio, durante i quali vennero alla luce numerosi capitelli, oggetti, frammenti di colonne, lastre di marmo ed altri manufatti appartenenti alla Bojano Undecumana, reperti che furono poi nuovamente sotterrati per costruirvi sopra la strada; ed è successo negli anni recenti in occasione sia della sistemazione idraulica del fiume Calderari, sia per i lavori fognari, sia per la costruzione della nuova scuola elementare di via Barcellona, sia del Metanodotto che per altre opere pubbliche e private, dove si è preferito, per mancanza di interesse e controlli da parte dell’Ente locale, ricoprire i reperti archeologici affiorati, contribuendo a cancellare definitivamente la gloriosa storia di Bojano, anziché disseppellirli e portarli in luoghi sicuri per una loro valorizzazione che avrebbe comportato sicuramente benefici turistici ed economici per la città.

Ermes

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