A raccontare gli ultimi istanti della vita di Nicola De Gregorio è la voce spezzata della sorella, Paola, che davanti al luogo del delitto ha provato a ricomporre, tra dolore e rabbia, i frammenti di una scena dall’esito tragico e irreparabile. Secondo il suo racconto, il 50enne sarebbe stato trovato dal figlio – 20enne – e dalla moglie seduto in cantina, con il volto devastato da una violenza tanto feroce da renderlo irriconoscibile. Una ricostruzione che, al momento, resta quella riferita dai familiari e che gli inquirenti stanno verificando in ogni passaggio. È in questo quadro che si muovono i Carabinieri di Bojano – guidati dal comandante Luca Palladino e coordinati dalla Procura di Campobasso -, impegnati da martedì sera nelle indagini per chiarire i contorni dell’omicidio avvenuto in una cantina di Largo San Giovanni, all’ingresso di Civita. Per il delitto è stato fermato Luigi Monaco, 35 anni, rinchiuso in isolamento nel carcere di Campobasso, assistito dai legali Carmine e Alessio Verde. Gli stessi legali – dopo aver parlato due volte con l’assistito – hanno riferito che sarebbe particolarmente scosso ma al momento non vi sarebbero ancora notifiche formali di atti da parte della Procura. Su di lui, ad ogni modo, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione, anche alla luce di un profilo già noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti e altre vicende di cronaca, come la violenta rissa avvenuta in Piazza Roma la scorsa estate.
L’intero paese è scosso: il dolore si mescola alla paura e all’incredulità. Paola, davanti ai giornalisti, ha descritto una scena drammatica: «Mio fratello era qui quando questo soggetto è andato da un residente del posto per farsi prestare della legna. Mio fratello, che è un bonaccione, ha una cantina e lo ha invitato per offrirgli qualcosa da bere». Sarebbero questi gli attimi risultati fatali alla vittima, stando alla ricostruzione della sorella, che ha poi aggiunto altri particolari: «Alle 20:30, dopo che ha ucciso mio fratello, ha avuto il coraggio di bussare alla porta di mia cognata». E ancora: «Ha detto: “È successo quello che non doveva succedere”». Sempre secondo quanto riferito dalla sorella della vittima, il 35enne sarebbe stato anche in stato alterato, altro aspetto che resta al vaglio degli investigatori. Poi, il momento più straziante, quello in cui la moglie e il figlio della vittima lo avrebbero trovato senza vita, seduto su una sedia in quella cantina: «Non si è difeso, è stato ucciso così, perché mia cognata mi ha riferito che era seduto su una sedia, quindi se urlava o diceva qualcosa avrebbe sentito perché lei era al piano di sopra con la finestra aperta». Un quadro che, se confermato dagli accertamenti, descriverebbe un’aggressione improvvisa, forse con calci e pugni ma non si esclude anche il possibile utilizzo di un corpo contundente. Violenza che – ha spiegato ancora Paola De Gregorio – si sarebbe potuta scagliare anche contro il figlio ventenne della vittima, sull’uscio della porta di casa. Da lì, i familiari della vittima hanno lanciato l’allarme. Quando sono arrivati i sanitari del 118 e i Carabinieri, pare che Monaco fosse ancora nei paraggi ed è subito stato fermato. «Non avevano rapporti» – ha riferito ancora Paola. Ma non si esclude che possano esserci vecchie ruggini tra i due. Gli inquirenti stanno quindi cercando di ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti e il contesto della lite, raccogliendo testimonianze e passando al setaccio ogni elemento utile, compresi eventuali oggetti che potrebbero essere stati usati per colpire la vittima. La cantina di Largo San Giovanni è stata posta sotto sequestro e sui locali sono stati apposti i sigilli. Intanto, sulla salma di Nicola De Gregorio sarà effettuata l’autopsia, come disposto dal magistrato nella giornata di ieri. L’esame – come di consueto in questi casi – potrebbe essere determinante per stabilire con precisione le cause della morte e fornire ulteriori elementi all’inchiesta.
Nella casa della vittima, il dolore si mescola a una richiesta netta: «Vogliamo solo giustizia» – ha detto la sorella Paola. Una frase che racchiude il sentimento di una famiglia devastata e di una comunità ferita, straziata da una morte violenta che ha lasciato dietro di sé domande, rabbia e un senso diffuso di indignazione. In paese, più di tutto, resta l’amarezza per una tragedia che, nelle parole di molti, appare come una ferita che forse si sarebbe potuta evitare.
ppm

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