Una sala parto nuova, moderna, ma soprattutto un segnale politico e sanitario forte in un momento in cui il destino dell’ospedale San Timoteo è al centro del dibattito regionale. L’inaugurazione avvenuta ieri mattina, in occasione della Giornata Internazionale dell’Ostetricia, non è stata soltanto la presentazione di un’infrastruttura rinnovata, ma un vero e proprio atto di rilancio e difesa del presidio termolese, con una sequenza di interventi che hanno tenuto insieme visione clinica, investimento pubblico e presa di posizione istituzionale. Il primo a entrare nel merito del progetto è stato il primario dell’Unità Operativa Complessa di Ostetricia e Ginecologia, Vincenzo Biondelli, che ha chiarito subito la portata dell’intervento: «Oggi inauguriamo non solo una sala parto ma un’idea diversa di nascita, un luogo che mette al centro la persona, l’ascolto e il rispetto dei tempi naturali della vita». Parole che definiscono una precisa impostazione culturale prima ancora che sanitaria, fondata su un modello assistenziale orientato alla centralità della donna e del neonato. «Questa sala è stata pensata per accogliere uno dei momenti più intensi e trasformativi dell’esistenza con delicatezza, sicurezza e umanità», ha aggiunto, sottolineando come ogni scelta progettuale sia stata calibrata per migliorare l’esperienza del parto. Nel dettaglio, Biondelli ha evidenziato anche gli elementi innovativi introdotti, tra cui il parto in acqua: «La presenza della vasca rappresenta un passo importante verso una medicina sempre più attenta al benessere della madre e del bambino. L’acqua accoglie, sostiene, allevia il dolore e restituisce al parto una dimensione più intima, più dolce, più naturale». Un’innovazione che si inserisce in un contesto più ampio, dove anche l’ambiente gioca un ruolo determinante: «Abbiamo creato uno spazio che parli di serenità, di accoglienza, di bellezza, perché crediamo che anche l’ambiente possa contribuire a rendere positiva e più consapevole l’esperienza del parto». Il primario ha poi rimarcato la dimensione corale del risultato: «Questo è il frutto del lavoro di molte persone», ricordando il contributo della direzione, del personale tecnico e sanitario e di quanti hanno accompagnato il percorso nell’ultimo anno. A seguire, l’intervento del direttore generale Asrem Giovanni Di Santo ha collocato la nuova Sala Parto all’interno di una strategia più ampia di rilancio della sanità regionale. «Oggi celebriamo una giornata importante: la nascita, ma anche la rinascita di questa struttura ospedaliera e di tutta la sanità molisana», ha dichiarato, introducendo il concetto chiave che ha attraversato tutta la mattinata. Di Santo ha rivendicato la linea adottata dalla governance sanitaria: «Abbiamo creduto sin dal primo giorno nelle possibilità e nella professionalità dei nostri dipendenti», evidenziando come gli investimenti non si limitino alla singola opera ma riguardino l’intero sistema ospedaliero. Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato il percorso di ricostruzione della fiducia interna: «Quando siamo arrivati c’era più che altro malcontento, una certa sfiducia. Abbiamo cercato, grazie a voi, di recuperare il senso di appartenenza e la volontà di lavorare insieme», ha spiegato, delineando un processo che punta a rafforzare la coesione organizzativa. E ancora: «Costruire non è semplice, ma tassello dopo tassello stiamo cercando di disegnare un sistema che valorizzi le attività di questa comunità ospedaliera».
Sul piano amministrativo e strategico è intervenuta poi Maria Grazia Matarante, che ha ribadito il senso degli investimenti in atto: «Non dobbiamo dimenticare la parola investimento in tutti i sensi. Stiamo valorizzando il capitale umano, che è la prima risorsa della nostra sanità». Un’affermazione che mette al centro la dimensione organizzativa e professionale, oltre quella infrastrutturale. «Stiamo mettendo i nostri professionisti nelle condizioni di lavorare in sicurezza e in tutela dei pazienti», ha aggiunto, sottolineando come il potenziamento delle strutture sia funzionale a migliorare la qualità delle prestazioni. Matarante ha poi evidenziato il valore territoriale del punto nascita di Termoli: «Abbiamo creduto tanto in questa sala parto e in questo punto nascita, lo abbiamo difeso, perché è fondamentale non solo per il Molise ma anche per l’Alta Puglia». Una presa di posizione netta, che si inserisce nel dibattito più ampio sul ridimensionamento dei servizi sanitari e sul rischio di perdita di presidi strategici. Il momento più politico della mattinata è arrivato con l’intervento del sindaco Nicola Balice, che ha legato il tema della nascita a quello della sopravvivenza dell’ospedale. «Qui nasce la vita e credo che questo ospedale, soprattutto in questo momento storico, abbia bisogno della forza della nascita e della rinascita», ha affermato, indicando nella nuova Sala Parto un simbolo di rilancio. Balice ha insistito sul ruolo crescente del San Timoteo: «È un ospedale che, grazie alle risorse e agli investimenti, sta diventando sempre più attrattivo. Tanti medici si stanno avvicinando a questa realtà e tante persone vengono a farsi curare qui», ha detto, evidenziando un’inversione di tendenza. Ma il passaggio centrale del suo intervento è stato quello dedicato all’Emodinamica e al primario Gianludovico Magri: «È vero che qui si nasce, ma qui c’è anche chi salva le nostre vite, chi cura le patologie tempo-dipendenti di cui non possiamo fare a meno». Da qui l’appello, diventato subito il messaggio politico della giornata: «Nessuno tocchi Termoli, nessuno tocchi il San Timoteo, nessuno tocchi l’Emodinamica». Una dichiarazione che fotografa il clima attuale e la preoccupazione diffusa sul futuro dei servizi sanitari nel basso Molise. A completare il quadro, l’intervento di Zurlo ha ampliato la riflessione sul piano sociale e demografico, collegando la nuova Sala Parto a un tema nazionale: «Nascere oggi è un atto di coraggio, ma ancora di più lo è far nascere», ha osservato, introducendo il tema del calo delle nascite. Un dato che impone una riflessione profonda: «I bambini nati in Italia sono passati da circa un milione a meno di 400mila. È una discesa continua che ci interroga». La risposta, secondo Zurlo, sta proprio in iniziative concrete come quella del San Timoteo: «Non bastano convegni e analisi, servono luoghi come questo, dove si crea fiducia, si accompagna la nascita e si sostiene la scelta di mettere al mondo un figlio». Un passaggio che ha riportato il discorso alla dimensione reale dell’evento, lontano dalle sole dichiarazioni di principio. Nel complesso, l’inaugurazione della nuova Sala Parto si configura come un punto di sintesi tra investimenti, professionalità e visione politica. Un’iniziativa che, pur partendo da un intervento strutturale, assume un significato più ampio nel contesto attuale della sanità molisana. Da un lato la volontà di migliorare l’offerta assistenziale e rendere più attrattivo il presidio, dall’altro la necessità di difendere servizi considerati essenziali per il territorio.
Il messaggio che emerge, in modo trasversale da tutti gli interventi, è chiaro: il San Timoteo non è un ospedale marginale, ma un punto di riferimento per un’area vasta che comprende il basso Molise e territori limitrofi. La nuova Sala Parto diventa così il simbolo di una sanità che prova a rilanciarsi, investendo sulla qualità, sull’umanizzazione delle cure e sulla valorizzazione delle competenze. E in questo quadro, la parola più ricorrente resta quella pronunciata più volte nel corso della mattinata: rinascita. Non solo quella che avviene tra le mura della nuova sala parto, ma quella di un intero sistema che cerca di ritrovare direzione, credibilità e prospettiva. Infine, vissuti anche momenti artistici coordinati da Stefano Leone, con Roberto Di Carlo che ha eseguito Debhora’s Theme di Ennio Morricone e un’interpretazione di Louis Armstrong What a wonderful world; Alice Cascitelli in dolce attesa ha eseguito una raffinatissima Fratello Sole Sorella Luna; Antonella Pacifico ha interpretato la poesia Nascere, lirica toccante.
























