Il prossimo traguardo, lo dice in chiusura della conferenza stampa il dottor Guglielmo Venditti, è dializzare i pazienti a casa. Nelle loro case. Un ulteriore segnale di umanizzazione e miglioramento delle cure. Un modello che in altre Asl che hanno da gestire, come l’Asrem, anche il problema delle aree interne e della conseguenze difficoltà nella mobilità, è partito già e sta dando i suoi frutti. A Salerno, per esempio, ha avuto modo di spiegare Venditti per esempio nella trasmissione di Teleregione “Salute ai raggi X”, il suo collega Gigliotti l’ha voluta e la sta sperimentando.
Ed è curioso, per chi non conosce lo strano amore del Molise per il campanilismo e il pensiero poco lungo, che mentre a Salerno l’azienda sanitaria promuove il servizio anche con testimonianze inequivocabili dei pazienti, a Campobasso l’Asrem debba difendere la scelta dei Cal da attacchi politici e non. «Il Cal non garantisce i livelli essenziali di assistenza, ho letto. È assolutamente il contrario, li assicura invece!», ha respinto le accuse il nefrologo.
Contrari alla trasformazione dell’unità operativa di Agnone, ad esempio, il capogruppo dei 5 stelle in Regione, Andrea Greco, ma anche l’Aned, associazione che rappresenta i dializzati, in particolare la sua articolazione Abruzzo e Molise.
Ieri mattina, per rispondere alle accuse che ritiene più gravi perché non veritiere, il dottor Venditti ha incontrato la stampa in via Petrella. Lui è responsabile della Nefrologia del Veneziale e, da inizio 2025, incaricato dalla direzione strategica guidata da Giovanni Di Santo, di verificare la fattibilità e poi realizzare il progetto per attivate tre Cal. L’acronimo vuol dire Centro ad assistenza limitata, ma non è una deminutio, ha ribadito con forza ieri mattina Venditti. Le esperienze di Venafro e Larino, già operativi, dimostrano che non è così. In tutto il Molise ci sono 9 nefrologi per oltre 200 pazienti in dialisi. Alla soluzione dei Cal, centri collegati con l’hub (per Venafro è Isernia e per Larino è Termoli) si è arrivati facendo di necessità virtù. Ma anche, ha sottolineato Venditti, studiando e portando in regione un modello che altrove ha dato risultati.
Il valore aggiunto è che in Molise tutti e tre i centri saranno collegati con l’hub in telemedicina. Anche Agnone, come già Venafro e Larino, sarà collegato con il Veneziale attraverso il totem consegnato al Caracciolo la settimana scorsa. «In questi giorni ho letto cose davvero fuorvianti – si è accalorato il dottor Venditti – Che la dialisi sarà effettuata da un robottino e non da un medico… Ma non scherziamo! La colonna non è il Cal». Il totem non effettua il trattamento, ovviamente. Il trattamento lo effettuano gli infermieri con il monitoraggio dei medici, attraverso il totem. Al Ss Rosario, il Cal è attivo dal 10 gennaio. «Sapete quante volte gli infermieri hanno avuto bisogno dell’intervento di noi medici, possibile in ogni momento attraverso la telemedicina? Tre volte, solo tre. E una sola volta abbiamo deciso di centralizzare il paziente a Isernia, lo stesso 10 gennaio, ma perché doveva eseguire un’ecografia».
Come avvenuto per Venafro e Larino, anche su Agnone verrà portata a termine la verifica delle condizioni di attivazione del Cal. Ma la strada è tracciata. Anche perché tra le peculiarità del progetto c’è il fatto che tutti e tre i Cal del Molise sfruttano la telemedicina. Per il momento, pare sia il solo caso, virtuoso, in Italia. ritai

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