Sarebbe stato saggio scommettere sull’assenza di Andrea Greco alla conferenza stampa dei progressisti sul nuovo piano operativo della sanità lunedì mattina: vincita assicurata.
Ma stavolta il capogruppo 5s in Consiglio regionale non è rimasto distante e in silenzio. In un lungo video sui social, in cui è tornato allo spirito grillino delle origini, ha spiegato perché e non ha risparmiato nessuno. Ha attaccato il governatore Francesco Roberti, ma la maggior parte del suo j’accuse l’ha dedicata ai colleghi di schieramento (ancora compagni di viaggio?).
«Non potevo stare a quella conferenza stampa perché nel Molise si sta consumando a più livelli un festival della falsità nella politica che mette i brividi», ha esordito. «Il più falso di tutti è il presidente Roberti che in Aula è arrivato a dire che ha la soluzione, che addirittura farà ricorso contro i tagli alla sanità però guarda caso non ha mai chiesto di fare il commissario, quindi ci sta prendendo in giro, vi sta prendendo in giro perché lui come gli altri presidenti potrebbe essere nominato commissario e fare tutto quello che a parole dice. A parole, perché nei fatti non potrebbe mai tutelare la sanità pubblica di questa regione».
Le critiche a Roberti finiscono qui. Il resto è dedicato al Movimento 5 stelle e al Pd. Quando è stato invitato a partecipare all’incontro con gli organi di informazione, l’esponente pentastellato si è informato sull’interlocuzione con Costruire democrazia: Romano è stato invitato? «Mi hanno detto che no, che Massimo ha una sua idea e in qualche modo sta prendendo le distanze dal campo progressista». Quindi, non si dialoga con Cd ma si sta invece accanto, vicini vicini, al Pd?
Nel 2018, «con questa faccia qua» ha sottolineato quasi schiaffeggiandosi, «ho chiesto la fiducia ai molisani e a decine di migliaia ce l’hanno data per abbattere quel sistema che aveva creato il Partito democratico in Molise che tramite Ruta (Roberto, ndr) aveva chiesto l’ingresso in quella sinistra, in quel Pd, dell’onorevole Aldo Patriciello e di tutto quello che Patriciello rappresentava, ovvero degli interessi nell’ambito della sanità privata convenzionata, per carità legittimi perché Patriciello fa l’imprenditore. Però quel Pd che stava davanti al Consiglio regionale a dire che è inorridito dai tagli alla sanità di questo centrodestra è lo stesso Pd, contiene grosse fette di quel Pd, che negli anni precedenti al 2018 ha tagliato l’ospedale Vietri, l’ospedale di Venafro, che voleva tagliare l’ospedale di Agnone e oggi tenta di convincerci che lo difende».
Un attacco frontale al coordinatore regionale 5s Antonio Federico. «Forse bisognava parlarne prima fra di noi, con gli attivisti, con chi ci ha rimesso la faccia per combattere per queste idee. Questo non è accaduto, sto chiedendo una riunione regionale aperta a tutti, ma non mi è stata mai assentita». Come si fa, ha continuato Greco, «ad andare in piazza e dire che il decreto Balduzzi va cambiato e lo si fa accanto al Pd che è stato autore di quelle regole? Se state pagando i debiti della sanità – ha detto rivolto ai molisani – è anche perché, tra le altre cose, negli anni del governo Frattura si sono sottoscritti accordi con i privati convenzionati che ci sono costati fior fior di milioni per i contenziosi perché per esempio si è scritto che sarebbero state erogate grosse anticipazioni per curare i pazienti di fuori regione».
È vero che, dalle origini grilline, il Movimento è cambiato. «Ma la coerenza è fondamentale perché altrimenti i cittadini non ci riconoscono più. E io invece voglio che si continui a capire che quando sono state fatte lotte nelle istituzioni non erano finte. Io sono stato trascinato quattro volte davanti al Tribunale penale, sono perseguitato a livello civile perché mi sono messo contro un sistema, quel sistema che era alleato di Frattura. Perché il coordinatore regionale (Federico, ndr) non scende in piazza prima di tutto con noi ma con chi porta il fardello di essersi schierato con quella parte politica?».
È finito, ha poi concluso, «il tempo del silenzio perché il mio silenzio rischia di diventare ipocrisia, connivenza con certi schemi e nella vita non ho mai avuto paura delle mie idee» e se «qualcuno vorrà cacciarmi, qui dietro di me c’è la toga (da avvocato, ndr), c’è la mia professione e la mia vita, la mia sete di giustizia che nessuno mi potrà togliere, la voglia di combattere e vedere realmente liberata questa terra e non con una finta alternanza senza una vera alternativa».
r.i.























