Non è stata una riunione facile. Alla fine però la svolta è arrivata: il liquidatore Solagrital accetta il rinnovo del fitto di ramo d’azienda per un anno e non due. La definizione formale dovrebbe avvenire nelle prossime ore, anche prima del 12 novembre, ultimo giorno utile.
Il vertice che si è svolto al Mise, chiesto con urgenza dal governatore Donato Toma e sollecitato dai parlamentari 5 Stelle, è stato proficuo.
Al tavolo, oltre al presidente della Regione accompagnato dal suo staff dirigenziale, il deputato Antonio Federico, i sindacati nazionali e locali di categoria (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil), il liquidatore di Solagrital Danilo Tacchilei e i rappresentanti dell’autorità di vigilanza.
Alla fine, gli angoli sono stati smussati e si è trovata una mediazione: il pagamento del canone di fitto sarà in rate trimestrali e se ne occuperà direttamente la Regione, l’amministratore Gam Giulio Berchicci all’autorità di vigilanza invierà una relazione che attesta l’esistenza di un’impresa. Le due società sono entrambe in default: la coop in liquidazione coatta e la Gam in concordato. Non è semplice quindi contemperare le esigenze di procedure e tribunali.
Ma senza il rinnovo del fitto con Solagrital, presentarsi al ministero del Lavoro il 15 novembre – per l’esame congiunto – sarebbe stato quasi inutile: è un elemento fondamentale per l’autorizzazione di un altro anno di cassa integrazione ai 262 addetti.
Molto soddisfatto il governatore Toma: «È stata dura ma è andata più che bene. Ora ci sono le condizioni per l’ultima verifica necessaria alla concessione di un altro anno di cassa integrazione». La Regione ha impegnato risorse per la quota di Tfr a carico di Gam e per il canone di fitto a Solagrital, bisogna verificare la disponibilità del governo a ulteriori finanziamenti per pagare la cassa. Se ne discuterà il 15, ma a ‘cuore più leggero’ avendo risolto l’impasse. Risultato raggiunto, ha evidenziato Toma, per «la sinergia fra Regione, parlamentari, sindacati. Quando siamo tutti uniti arriviamo a traguardi importanti».
Anche Federico ha commentato positivamente l’esito della riunione in via Molise: «I presupposti per la cassa ci sono. Sicuramente quando ci si mette tutti insieme al tavolo, con un obiettivo comune, e ognuno fa la sua parte si arriva al risultato. Abbiamo lavorato bene, con impegno e comunione di intenti».
Intanto ieri mattina a Monteverde i dirigenti dell’ufficio personale del gruppo Amadori hanno incontrato i sindacalisti per l’informativa sui colloqui che di lì a qualche ora avrebbero avviato con i 30 dipendenti convocati per l’incubatoio (che dovrebbe riaprire a gennaio). Al termine, pareva fosse stata superato l’approccio da ‘prendere o lasciare’. Il contratto proposto è noto da sempre, è quello previsto dall’accordo sottoscritto anche dai sindacati al Mise: due o tre giorni a settimana di lavoro, rapporto a tempo determinato. Sulla retribuzione circolano ipotesi lontane anni luce dai tempi di Solagrital: qualcuno parla di neanche 600 euro netti. Voci, per ora. Ma qualcuno ieri pomeriggio avrebbe già risposto: no, grazie. Comincia in salita la nuova vita della filiera avicola molisana sotto le insegne di Amadori, ma d’altro canto era prevedibile e previsto.

r.i.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.