Per qualcuno la partita del Consiglio si chiude lunedì. Altri rispondono: l’accordo è blindato. Quindi il vertice di Palazzo D’Aimmo andrà all’Udc come stabilito lunedì scorso dopo la riunione fiume nella sede della giunta?
Dai vertici nazionali dello Scudocrociato fanno sapere: c’è un’intesa scritta, il ruolo spetta a noi.
Si scalda il clima nel centrodestra molisano. Ad accendere la miccia il passo indietro di Aida Romagnuolo. In quell’accordo scritto, alla Lega – terzo partito della coalizione – toccano un assessorato, con Romagnuolo (quota rosa salva quindi), e una presidenza di commissione con Filomena Calenda. In via IV Novembre entra pure, secondo questo schema, Domenico Ciccarella, primo dei non eletti. Ma lo schema salta martedì pomeriggio, quando Aida Romagnuolo mette nero su bianco la sua intenzione di correre da presidente del Consiglio. Toma, destinatario della nota, sospende la pratica, il quinto assessore sarà nominato dopo il 21 maggio.
Ma il resto della maggioranza non la prende affatto bene. Nessuna dichiarazione ufficiale, qualcuno spegne il telefono, altri chiedono riservatezza e anonimato. Ma i segnali di guerra ci sono tutti.
Intanto, si apre il fronte interno alla Lega. Dopo giorni di voci sulla preferenza di Salvini per Mazzuto (come assessore), il caso scoppia sulle scelte di Romagnuolo. Forse, suggerisce qualcuno, temeva di restare fuori dall’esecutivo perché sarebbe prevalsa la linea del segretario nazionale e ha pensato di giocare la partita del Consiglio? Nella riunione di lunedì – si dice ora che la ricostruzione è più completa – lei aveva inizialmente chiesto il vertice dell’Assemblea. Poi però la riunione si era chiusa con un accordo diverso. «Abbiamo firmato un documento. Un patto fra gentiluomini ma non gentildonne devo purtroppo dire a questo punto», esce allo scoperto la seconda consigliera del Carroccio Calenda.
«Ad Aida Romagnuolo – dice chiaramente Calenda – voglio chiedere pubblicamente il perché di questo comportamento che non fa certo bene alla Lega e alla squadra che ci ha sostenuto. Ci aspettavamo ci fosse l’assessorato, invece mi trovo a dover spiegare a chi ci ha votato che non siamo fuori dall’esecutivo per decisione del presidente Toma. Che anzi è stato molto corretto, ma il messaggio che passa è negativo per il nostro partito. Non si può essere autoreferenziali e, una volta eletti in Regione, deludere la squadra, chi è stato in lista con noi, chi ci ha dato fiducia con il consenso. Quindi, il mio appello è a tornare coi piedi per terra. Personalmente confido nel presidente Toma.
Alla Lega spetta l’assessorato e la Lega è in grado di garantire con la sua delegazione in Consiglio la quota rosa. Se c’è qualche problema c’è un’altra donna eletta con la Lega disponibile. A questo punto io sono pronta».
Mentre a Roma Salvini cerca di fare il governo coi 5 Stelle, in Molise il partito rischia di incrinare un equilibrio interno non facile con sicure ripercussioni sull’immagine.
Intanto da Fratelli d’Italia sembra di cogliere un segnale distensivo nelle parole di Quintino Pallante. Che, incalzato sulla riunione di maggioranza e sul ruolo da sottosegretario che nella ripartizione gli toccherebbe, glissa sui temi più ‘divisivi’. Anche Di Sandro, pur ribadendo che c’è un accordo romano a sancire il diritto di FdI di stare in giunta e avere il vice governatore, alla fine chiede a Toma di dare visibilità al partito. «Io sono molto contento di fare il consigliere regionale -commenta solo Pallante – È il ruolo che mi hanno dato i molisani. Qualsiasi altro ruolo la coalizione voglia assegnarmi o il partito, ne sarò ancora più contento».
Era lui il ‘designato’ presidente del Consiglio nelle indiscrezioni dei giorni scorsi. Prima che però si scegliesse il metodo del calcolo ponderato per assegnare non i seggi ma i posti chiave. E Fratelli d’Italia è penultimo fra le forze di maggioranza che hanno eletto rappresentanti in via IV Novembre.
Ma non è detto che Pallante non rientri in gioco per il vertice di Palazzo D’Aimmo. L’Udc tiene il punto, Romagnuolo però resta al momento battitore libero. Il fronte non è più compatto.

r.i.

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