La maxi operazione era scattata il 30 ottobre del 2019 quando gli uomini della Squadra Mobile scoprirono un imponente traffico di droga tra Caserta, Napoli, Foggia e Campobasso. Ad imporre il controllo della piazza di spaccio nel capoluogo molisano Massimo Amoroso, 43enne soprannominato Pinocchio (da cui prese il nome l’operazione) e la ex compagna Margherita Mandato, 38enne conosciuta in città come Giusy, entrambi finiti dietro le sbarre. Con loro in carcere anche un 38enne foggiano, Francesco Celozzi, mentre per altri due, il 21enne Paolo Bencivenga e Sara Iacampo di 22 anni, scattò il divieto di dimora in Ragione.
Ieri mattina l’udienza davanti al gup Gianpiero Scarlato: la coppia al vertice del sodalizio criminale ha patteggiato ed è stata condannata. Cinque anni di reclusione, una multa da 21mila euro e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici sia per Massimo Amoroso, difeso dall’avvocato Andrea Sellitto, sia per Margherita Mandato, rappresentata dall’avvocato Silvio Tolesino. Entrambi hanno fatto richiesta di scontare la pena in una comunità di recupero.
Stesso rito anche per Sara Iacampo, che ha patteggiato tre anni e cinque mesi di reclusione, mentre Francesco Celozzi, che ha scelto il rito abbreviato, dovrà scontare 4 anni e 4 mesi. Tre anni di reclusione per Paolo Bencivenga.
Gli altri indagati che hanno scelto il processo ordinario e compariranno davanti al giudice il prossimo 28 ottobre.
L’indagine, coordinata dal procuratore D’Angelo, era partita a dicembre a dicembre 2018 documentando circa 1.700 cessioni di sostanza. 3.000 le dosi di stupefacente sequestrate tra cocaina, crack, eroina,
hashish, marijuana e metadone e circa 7.000 le cessioni rilevate sia con attività investigativa tradizionale che con attività tecnica di intercettazione.
Sequestrati, inoltre, circa 10.000 euro in contanti più svariate carte di credito e postepay ricaricabili utilizzate per il pagamento della droga.
L’attività di indagine era scattata dopo le numerose segnalazioni dei residenti del quartiere “Venezia”, esasperati per la presenza, specie in via Quircio e via Iezza, di numerosi soggetti che si recavano di notte e di giorno nel famoso appartamento di via Quircio al civico 9, base operativa dello smercio di droga, inizialmente gestita Massimo Amoroso e Margherita Mandato. In particolare Amoroso, con a carico numerosi precedenti penali e di polizia, era molto cauto nei propri movimenti ed estremamente attento ad eludere i controlli di polizia, comunicando poco al telefono ed utilizzando, invece, i contatti social nonché telefonini di ridottissime dimensioni (in quanto, a detta dell’indagato, in caso di cattura, occultabili facilmente nelle cavità anali e utilizzabili in carcere poter comunicare con l’esterno) e distorsori di voce per non farsi riconoscere. Dall’indagine è emerso, inoltre, che l’uomo non aveva alcuna remora nel consegnare al proprio figlio ed ai nipoti la droga da spacciare o destinato all’uso personale.
Insieme alla compagna, Margherita Mandato, e coadiuvato dalla “famiglia”, si riforniva a Napoli, Foggia e Caserta, in quantità non elevate, ma con ciclicità tale da poter rifornire costantemente il “market” della droga in via Quircio. I due compagni, inoltre, ad un certo punto si sono separati, dando vita ognuno alla propria “piazza di spaccio”. La donna inizialmente ha continuato a mantenere attivo il market di via Quircio 9, poi, incalzata dai controlli della Polizia, ha deciso di attivare uno spaccio itinerante a Campobasso. Altrettanto ha fatto l’uomo, associandosi dapprima ad un altro degli indagati per svolgere attività di spaccio in un paese limitrofo a Campobasso e poi “espandendosi” anche nel capoluogo, in particolare nelle zone di via Montegrappa e via San Giovanni.
Nel corso dei mesi, poi, era frequente trovare basi logistiche dello spaccio in alberghi e B & B, sempre per tentare di eludere le investigazioni della Polizia. Amoroso peraltro, non disdegnava di portare con sé più volte al Parco Verde di Caivano, anche in orario serale e notturno, il figlio di due anni per rifornirsi di stupefacente e cercare di utilizzare il bambino come “scudo” per eventuali controlli della Polizia. Tant’è che proprio su segnalazione della Polizia, la Procura per i Minorenni di Campobasso ha disposto il trasferimento del bambino in una struttura protetta.

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