Il giovanissimo Alessio Manfredi Selvaggi è il vincitore della XXVIII edizione del Premio regionale di narrativa “Michele Buldrini”, sezione Scuole, indetto e organizzato dal Comune di Campobasso – Assessorato alla Cultura e dall’Unione Lettori Italiani, con la direzione artistica e organizzativa di Brunella Santoli e il patrocinio della Provincia di Campobasso, nell’ambito di Ti racconto un libro- Laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione.
Il riconoscimento gli è stato conferito sabato scorso nello straordinario scenario di Villa de Capoa a Campobasso.
Il titolo scelto la dice lunga: il racconto di Alessio, realizzato nei lunghi giorni del lockdown, si intitola infatti “Diverso da chi”. Il suo componimento è stato ritenuto meritevole del primo posto da una giuria formata da alcuni tra i più importanti esponenti della narrativa italiana: Guido Catalano, Teresa Ciabatti, Ivan Cotroneo, Diego De Silva, Marcello Fois e Antonio Pascale.
Ad aggiudicarsi il primo premio nella sezione Giovani è stata invece Francesca Albiniano di Campobasso che, con il suo racconto “Centotrè”, dà il via ad una ironica e dura riflessione chiedendosi perché mai la cultura di appartenenza (biologica e antropologica), in certi casi, si presenta ancora bigotta e impermeabile all’ascolto.
La giuria ha segnalato inoltre il racconto di Antonella Castelli (Senza titolo) per la sezione Scuola, mentre Tutta colpa di Mary Quant di Daniela Carnevale si è distinto nella sezione Giovani.
Durante la cerimonia, Diego De Silva ha letto un passo del lavoro di Alessio, riuscendo a stento a trattenere l’emozione.
E sai una cosa Alessio? Anche noi di Primo Piano Molise ci siamo emozionati leggendo quanto hai scritto. Ci siamo emozionati perché abbiamo tanto da imparare da quelli diversi come te. E ci sforziamo ogni giorno per essere diversi, perché, in fondo, la diversità ci rende unici. Ed essere unici in un mondo dove, purtroppo, ignoranza e luoghi comuni dilagano, è una grande ricchezza.
Poiché ogni tanto ci riusciamo ad essere diversi e unici – e le cose che scriviamo fanno incazzare quelli che comandano (o credono di comandare) -, ci farebbe piacere che ci insegnassi ad essere ancora più diversi. Perciò ti invitiamo a trascorrere un giorno con noi in redazione. Però facciamo un patto: mamma e papà ti accompagnano e poi vengono a riprenderti. Anzi no, ti accompagnano solo: il viaggio di ritorno lo fai con noi. E magari prima di tornare a casa facciamo una tappa al Mc o in pizzeria, deciderai tu.
Un avvertimento: si farà tardi perché noi abbiamo orari assurdi. La tua forte tempra sarà messa a dura prova: chi lavora nelle redazioni dei quotidiani non è per nulla normale. Pensa che c’è chi urla, chi ride, chi piange, chi mangia, chi sta male perché ha subito una delusione amorosa, chi sta male perché ha mangiato troppo e chi si lamenta perché ha speso più soldi di quanti ne ha guadagnati. C’è pure chi si dimentica le cose, di fare la spesa, di pagare le bollette. E, non ci crederai, pure chi chiama i politici, quelli potenti potenti (ovvero, che credono di esserlo), per intenderci, e al termine della telefonata, sconvolto, esclama: «Ma io non ho capito nulla di quello che ha detto». Chiaro, sì?
Ti aspettiamo Alessio. E tu non smettere mai di stupirci.
luca colella

DIVERSO DA CHI

«Ma Alessio va al cinema? Davvero? E capisce i film?».
Così una signora ha detto a mamma, ho sentito che lo raccontava a papà. Era arrabbiata. Non capivo perché.
Poi un giorno davanti la scuola media, dei ragazzi più piccoli mi hanno preso in giro.
Mi chiamavano il pinguino, perché cammino un po’ così e mi ripassavano dietro. A me non mi è mai sembrato. Per il corso a Campobasso anzi andavo a zigozago apposta per seguire i mattoni bianchi e invece?
Mi sono scoperto diverso a Campobasso, in un posto dove tutti mi sembrano amici, dove tutti si conoscono. E ho iniziato a fare domande. E mi hanno detto che nessuno è uguale agli altri e non mi devo preoccupare se sono diverso e non vergognarmi se non so fare delle cose e di chiedere aiuto se ho bisogno.
Continuo a non capire.
Vado a fare l’aperitivo al Bar Centrale, a ballare, al cinema, al Mc. Però i miei compagni spesso lo fanno senza me. Forse pensano che io queste cose non le so fare ma io sono abituato a viaggiare e uscire da piccolo. E se mi portassero con loro io sarei una bella compagnia.
D’estate sulla costa molisana io sono felice. Conosco tutti e vado tranquillo da solo in spiaggia. Il mare del Molise è bellissimo e mi abbraccia come pochi. In acqua mi sento uguale agli altri. Perché io lo so che mi vedono strano. Solo che sono fatto così e quando i miei amici delle scuole medie non mi hanno più risposto nemmeno a telefono o chiamato io ci sono stato male. Non conosco la cattiveria, ma conosco il dolore che solo chi ti volta le spalle ti sa dare. A volte sono cattivi con me ma io non riesco a credere che sia possibile. E continuo a cercarli senza successo.
Quelli come me li chiamano disabili. Boh. Io mica l’ho capito. Cosa non so fare? Io faccio solo cose belle, quindi dove sarebbe il mio limite?
Ah sì, anche mongoloidi.
Questa poi… La Mongolia l’ho studiata a scuola e a me non mi sembrava brutta.
Forse quelli che ci vivono hanno gli occhi strani, ma io non mi vedo strano. Mi vedo così come sono: io.
Che poi esco in giro per il Molise e mentre guardo con felicità le cose belle della mia regione sento dire cose brutte sugli stranieri.
Una volta sotto il Castello Monforte una signora disse che quelli neri puzzavano. E un’altra volta alla villa comunale dei ragazzi prendevano in giro due ragazzi scuri.
Anche alcuni miei amici lo facevano a scuola da piccoli con una compagna straniera.
Come dicevo, qualche anno fa dei ragazzini mi prendevano in giro davanti scuola dicendo che sembravo un pinguino perché cammino come lui e perché agito le braccia perché sono contento.
Mamma mi dice invece che sembro un uccellino: vedi a volte i punti di vista…
Poi mi venivano a toccare per infastidirmi per vedere se e come reagivo. Mi trattavano come
una scimmietta del circo.
Non li capivo. Ora invece sì. Sono più grande e vedo più di prima.
Ci penso tanto anche la sera quando mamma mi dice che sono bellissimo. Io vedo tutti i ragazzi e le ragazze su Instagram e Tik Tok e fanno cose strane. Mi divertono. Vorrei essere come loro.
Però poi mi sembrano cose sceme.
Così io preferisco fare le foto delle cose belle, e condividerle.
Una volta ho fotografato l’acqua del mare di Termoli perché sembrava il cielo.
O la spiaggia di Campomarino che pareva farina
E la diga, con il lago di Guardialfiera che l’ho anche detto a lezione e ho fatto pure bella figura.
E il ponte del Liscione mi fa sentire come se volassi
E i monti del Matese quando li vedo dal Borgo di Termoli… una volta in primavera c’era la
neve che si vedeva con la spiaggia ed era cosi strano…
Insomma qui tutto si chiama con un nome e a me secca se invece di Alessio alcuni mi chiamano “down”.
Infatti nel mio profilo Instagram ho scritto che invece sono up! Qualche sera fa ho visto un film che si chiamava “Diverso da chi?” e alla fine il film diceva proprio questo: che nessuno può decidere chi è diverso e chi no e da cosa.
E così ho scritto queste tre pagine. E ho rubato un titolo a un film.
Perché mi sembrava proprio giusto per me.
E forse mi aiuterà a spiegare chi sono davvero.

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