L’episodio che ha visto protagonista, suo malgrado, il 61enne tabaccaio Demetrio Luzzi, colto da infarto nella notte tra sabato e domenica di fine luglio e poi trasferito dopo 4 ore dal San Timoteo al Cardarelli ha scatenato l’indignazione popolare, commenti social davvero al vetriolo da parte di cittadini che si mostrano furenti per quanto sta avvenendo: «Mi chiamo anch’io Demetrio Luzzi, in realtà sono Franco Lanotte. Mi sforzerò di non essere volgare ma vi assicuro che da termolese e molisano, sono indignato e offeso. Inoltre mi vergogno di appartenere ad un popolo che scende in piazza per il pallone e poi si lascia ammazzare da una politica assassina che ci sta uccidendo uno ad uno».
Parole che diffuse in rete hanno subito trovato proseliti: «Mi sento di dire sono anch’io Demetrio e sono d’accordo con Franco, vi chiedo di aiutarci a sollevarci e ad aprire gli occhi da questo stato di torpore dove anche la salute dei cittadini viene minata». Per fortuna, anche la moglie di Demetrio, la signora Nicoleta, ieri pomeriggio ha confermato come il marito fosse fuori pericolo, anche se dovrà sottoporsi ancora a esami accurati. Ma in città c’è clima di “rivolta popolare” e non è una esagerazione, sono i toni presenti nei numerosi gruppi dove si discute di sanità e non solo. A intervenire sulla vicenda anche Aida Romagnuolo: «Sono convinta che qualora non si corra subito ai ripari, in autunno, in basso Molise, con l’aggravarsi della situazione economica, e soprattutto sanitaria, si rischierà una vera e propria rivolta popolare, una ribellione capeggiata non dalla politica e dai politici da sempre assente, ma degli stessi cittadini che ormai non ne possono più. Naturalmente, io, che queste denunce ormai le faccio quotidianamente da anni, sarò al loro fianco, perché è inaccettabile che oggi non si possa più contare su una sanità dignitosa, su un diritto alla salute che dovrebbe essere garantito a tutti ed indistintamente, su una assistenza omogenea in ciascun territorio. Il nosocomio di Termoli – ha aggiunto Romagnuolo – è allo stremo, carente di personale medico e sanitario, tanto che il noto esercente del posto, non ha potuto contare su un intervento immediato, bensì aspettare ore prima del trasporto nel capoluogo. Una situazione terribile – ha aggiunto – le nostre comunità non meritano questo ed io non smetterò mai di chiedere ai miei colleghi e ai vertici Asrem, una attenta politica che ridia speranza alla sanità molisana. Non smetterò di battermi per tutti quei servizi che in una società civile andrebbero garantiti senza alcun dubbio, e soprattutto senza tagli. Mi auguro – ha concluso Romagnuolo – che le reperibilità al San Timoteo vengano ripristinate e che davvero si attuino dei percorsi che attirino in maniera stabile medici ed infermieri in Molise, senza che questi scappino via compromettendo definitivamente i nostri diritti alla salute».

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