Dopo quasi otto settimane di latitanza è stata arrestata in Romania, Maria Magdalena Stoica che dal 20 novembre scorso, giorno in cui la Corte d’Assise d’Appello di Campobasso l’ha condannata a 18 anni e 3 mesi di reclusione per l’omicidio del pensionato di Ururi, Antonio Cammisa; aveva fatto perdere le sue tracce. Al termine di un’indagine durata circa due mesi gli uomini della Sezione criminalità organizzata della Questura di Campobasso, coordinati dall’ispettore superiore Michele Giglio, sono riusciti a rintracciare la donna che è stata bloccata dall’Interpol proprio in Romania, dove si era rifugiata per sfuggire alla condanna. Ieri sera il suo arrivo in Italia scortata dagli agenti della prima sezione di via Tiberio. Che da Roma l’hanno accompagnata prima negli uffici della Questura per le procedure di rito eppoi nel carcere di Chieti dove dovrà scontare la condanna per l’efferato delitto avvenuto la notte del 20 aprile 2010 a Ururi. Con lei c’era anche un’altra donna Alina Tinu, assolta. Ma in primo grado furono prosciolte ambedue da ogni accusa. I giudici ritennero che avevano ucciso per difendersi dall’anziano che voleva stuprarle. L’Appello – invece – il 20 novembre scorso, ha ribaltato quella decisione. Ha assolto la Tinu e ha condannato a 18 anni e 3 mesi Magdalena Stoica per omicidio volontario ma anche per simulazione di reato. Quella notte, infatti, ai carabinieri riferì di una tentata rapina ad opera di incappucciati. In Appello il procuratore generale Di Ruzza aveva chiesto 14 anni e sei mesi. Nella sua requisitoria aveva argomentato che la Stoica portò a termine l’assassinio con tutta l’intenzione di farlo dal momento in cui afferrò il coltello da cucina e lo piantò nel corpo dell’anziano, per il quale sia lei che Alina Tinu svolgevano mansioni di badanti. Una dinamica dell’accaduto completamente stravolta rispetto alla ricostruzione dei fatti che invece era venuta fuori durante il processo di primo grado. In quell’occasione i magistrati avevano stabilito che quello di via Media a Ururi era stato un omicidio compiuto esclusivamente per evitare che Cammisa stuprasse Magdalena. Vale a dire che quelle coltellate erano state inferte per legittima difesa. In Appello un’altra verita: Magdalena Stoica uccise – dicono i giudici – perché aveva intenzione di compiere un delitto, non per difendersi dalla violenza sessuale. E dopo la lettura del verdetto per la Stoica, che fu scarcerata dopo la sentenza di primo grado, partì un mandato d’arresto: per i giudici doveva tornare subito in cella. Ma di lei si erano perse le tracce. Fino a ieri sera.

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