Estate rovente, sotto tutti i punti di vista. Nel centrosinistra in particolare, la marcia verso il ritorno alle urne del 2018 sta assumendo i contorni di una sfida infuocata.
Da un lato il Pd, col segretario Fanelli e la maggioranza, gli alleati di centro Rialzati Molise e Alternativa popolare, il Psi che, tutti almeno ufficiosamente, stanno col presidente uscente Paolo Frattura. Dall’altro l’Ulivo 2.0 che mette insieme la minoranza dem che si riconosce nel senatore Ruta, Mdp, i Comunisti italiani, l’Idv, Lab e Socialisti in movimento e sostiene la necessità di una discontinuità. Nelle alleanze – chiedono di rompere con Alfano e Patriciello –, nei programmi e negli uomini.
Gli accenti sono diversi, le posizioni sfaccettate. Perché se è vero che il no a Frattura è alle sue azioni di governo e che, in caso vincesse eventuali primarie in molti nell’Ulivo 2.0 si dicono disposti poi ad appoggiarlo (ma il passaggio democratico lo ritengono imprescindibile) – ragionamento che l’onorevole di Mdp Leva pur molto critico nei confronti del governatore è stato il primo a fare – è altrettanto vero che, dopo che l’assemblea dem ha bocciato la richiesta di primarie la corsa a trovare un candidato alternativo si è fatta veloce. Nessun ostacolo, si procede.
E così le voci, mai smentite e sempre più ricorrenti di una trattativa in corso con l’ex pm di Mani pulite Di Pietro – che Ruta e Leva vorrebbero a capo di un centrosinistra modello Ulivo e alternativo a Frattura – ha creato mugugni e mal di pancia. Anche perché nell’ultima conferenza stampa prima delle ferie è stato proprio il senatore a stoppare le domande sugli eventuali candidati alla leadership della coalizione spiegando che sarà l’assemblea plenaria a decidere con quali modalità sarà scelto il capo.
Di Pietro, in realtà, non è la scelta dell’Ulivo 2.0 per fare la guerra a Frattura. Lui ripete che il suo obiettivo è mettere tutti insieme: mi candido solo se me lo chiedono perché il mio nome crea unità.
Qualunque sia la strategia, qualunque sarà il finale di questa storia, cominciano a emergere i distinguo. Dopo l’articolo di Primo Piano Molise sul rischio di rottura interno all’Ulivo 2.0 e sul dissenso in particolare dei Socialisti di Sollazzo e Trematerra per il percorso che sembra aver portato già a individuare in Tonino Di Pietro un leader anti Frattura, da Roma proprio i Socialisti in movimento distendono un po’ gli animi. Non senza però ribadire i motivi per cui hanno aderito all’Ulivo 2.0. Appunto.
«La sinistra socialista rappresentativa della stragrande maggioranza dei socialisti italiani e molisani – sostiene Roberto Biscardini -, attraverso “ Socialisti in Movimento”, a cui aderiscono associazioni, circoli, club e federazioni che si richiamano alla gloriosa tradizione del socialismo italiano, non ha espresso valutazioni di sorta su uomini, alleanze e strutture politiche per le prossime elezioni regionali del Molise. Ogni richiamo a situazioni di un quarto di secolo fa è fuori luogo anche perché quanto avvenuto è stato storicizzato e le verità sono state acclarate. Pertanto non viene posto alcun veto a nessuno dei possibili candidati per la Regione – l’eroe di Mani pulite Di Pietro quindi, ndr -, ma si attende una proposta politica completa per definire la posizione socialista.
La scelta che verrà fatta sarà in linea con la nostra tesi espressa compiutamente e cioè la nascita di una chiara sinistra di governo, scevra da ulivismi fallimentari, capace di recuperare i consensi tradizionali della sinistra molisana, rifugiatisi nell’astensionismo. Pertanto nessuna fuga in avanti, prima le proposte e poi gli uomini. Ogni altra valutazione non ci rappresenta».
Nessun veto su Di Pietro. «Non diciamo no a Ruta, o Leva o allo stesso Frattura perché ce l’abbiamo con lui. È la sua azione di governo di questi anni che non ci convince – aggiunge l’ex assessore provinciale Carmine Trematerra, che nell’Idv di Di Pietro ha militato -. E, soprattutto, programma e candidati devono scaturire da un processo democratico. Questo chiediamo».

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