È bastato aprire i social, il 14 luglio. Se anche fosse sfuggito alla memoria, l’omaggio affettuoso di amici e molisani comuni ha dato senso a quel giorno: 11 anni fa a Farah moriva Alessandro Di Lisio, 25 anni, caporal maggiore scelto della Folgore, parà campobassano in missione in Afghanistan ucciso in un attentato alle nostre forze armate.
In tragedie come questa di sicuro la partecipazione artificiosa e ipocrita è peggio che dimenticare. A volte, tuttavia, dimostrare meno quel che si pensa – se proprio lo si pensa – è una forma di rispetto, soprattutto se si ricopre un ruolo istituzionale.
Dora Pinelli, come tutte le madri che sopravvivono ai figli ha una forza immane. Eppure quel giorno, a dicembre scorso, non riuscì a ribattere una sola parola. «Il Comune di Campobasso per suo figlio ha già fatto molto». Così, racconta ancora interdetta, le disse l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Amorosa. Con suo marito Nunzio, avevano deciso di chiedere all’amministrazione di modificare il luogo in cui è sepolto Alessandro al cimitero del capoluogo. Una modifica che avrebbe significato allargarsi di 60 centimetri permettendo un’agibilità maggiore per curare la cappella e distanziando di più la lapide dalla strada accessibile a tutti. «Tanti si avvicinano e si fermano, noi ne siamo grati. Ma non tutti lasciano fiori. Sa, i militari non piacciono a tutti e qualche volta troviamo brutte sorprese…», confessa con imbarazzo. Imbarazzo che non dovrebbe appartenere a lei, madre di un ragazzo morto per servire un Paese che non lo ha neanche insignito della medaglia d’oro al valor militare. Il primo appuntamento con l’assessore Amorosa va bene, prosegue il suo racconto. «Mi disse: non credo ci siano problemi, lei vuole abbellire una cosa già esistente…». Così la famiglia Di Lisio commissionò un progettino all’architetto, insieme a cui Dora tornò da Amorosa. Che prese l’impegno: ne parlo col sindaco e le faccio sapere. All’appuntamento successivo, tutto era cambiato: non si poteva creare un precedente, si sentì dire. E alle poche rimostranze che lei riuscì a fare, quella coltellata: mi risulta che il Comune di Campobasso abbia fatto già molto per suo figlio…
Martedì mattina l’11esimo anniversario è stato in sordina ma l’amministrazione guidata da Gravina – assente per concomitanti impegni – ha mandato a pulire il giardino intitolato ad Alessandro solo il giorno precedente e dopo che Nunzio Di Lisio aveva parlato con l’assessore Simone Cretella. Nel vuoto sono cadute le richieste, protocollate a metà ottobre 2019, a metà novembre e a fine febbraio: la famiglia del parà ha chiesto di curare a sue spese l’area verde a ridosso del monumento ai caduti, di recintare sempre a sue spese il cippo commemorativo e di poter gestire l’area in modo da tenerla pulita. Nessuna risposta alle note correttamente protocollate.
L’inaugurazione del giardino, dopo che pure con l’amministrazione Battista c’erano state incomprensioni e delusioni, fu realizzata un anno fa in tempi record. L’assessore Cretella, anche lui un militare, e il sindaco Gravina si mossero in fretta, alla cerimonia partecipò l’allora ministro 5s alla Difesa Trenta. «Visto quel che è avvenuto dopo, devo pensare che lo hanno fatto tanto per… e di mio figlio non gliene importa nulla. D’altro canto – sussurra Dora – Campobasso per lui ha già fatto troppo. No?».
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foto: Luigi Calabrese

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