Ancora un affondo del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe, sulla condizione dei detenuti nel carcere di Larino. Con una nota inviata al direttore Rosa La Ginestra, ma anche al provveditore interregionale Bruna Brunetti e al segretario nazionale Donato Capece, il vice segretario regionale Carmine Maglione ha denunciato una ribellione di massa nel penitenziario frentano. “Durante una perquisizione generale, pesantissimi insulti e minacce di morte sono state rivolte al comandante di reparto. In particolare – afferma Maglione – si sono ribellati al comandante di reparto che presenziava ad una perquisizione generale nelle sezioni detentive, quasi tutti i detenuti delle tre sezioni del reparto reclusione. Obiettivo della perquisizione era verificare l’eventuale possesso di oggetti vietati e sostanze proibiti. Questa la motivazione per cui qualche giorno dopo la protesta si è protratta con il rifiuto in massa di rientrare dai passeggi e con il quasi sfondamento di una delle porte d’ingresso di un passeggio per ripetuti calci sferrati dai detenuti in preda alla rabbia, conclusasi in tarda serata dopo che sia il direttore che gli agenti di polizia penitenziaria, attraverso continui e ripetuti interventi persuasivi, hanno riportato la situazione all’apparente normalità, con il rientro di tutti i detenuti nelle rispettive sezioni e stanze”. Un episodio accaduto lunedì scorso. “Solo la professionalità del personale della polizia penitenziaria, coordinata dal direttore e dal comandante di reparto ha evitato ulteriori degenerazioni, contenendo la situazione al limite e senza alcun ferito”. Il Sappe vuole evidenziare l’inesauribile impegno profuso dagli uomini e dalle donne della polizia penitenziaria in un contesto di notevole ed evidenti difficoltà operative e altissimo se non totale senso di abbandono istituzionale. Per Maglione, “la polizia penitenziaria esiste, sempre e comunque, in ogni momento, checché se ne dica o si pensi”.

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